Chelsea Clinton difende Barron Trump dagli attacchi sui social

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Chelsea Clinton di bullismo ne sa qualcosa. La figlia dell’ex Presidente americano Bill e della quasi presidente Hillary, oltre alla pressione che ha dovuto subire ritrovandosi per genitori due tra i politici più influenti del mondo, si è anche accollata le critiche di mezzo mondo sul suo aspetto fisico.

Solo per restare in Italia, all’epoca del primo mandato del padre, lei aveva solo 13 anni e nel pieno della pubertà veniva apostrofata come Cessa Clinton da quei grandi umoristi di Striscia la Notizia. Fortunatamente per lei, non esistevano ancora i social, altrimenti possiamo solo ipotizzare il massacro che ne sarebbe derivato.

Lo stesso che ha investito Barron Trump, il figlio undicenne di Donald e Melania Trump, che in questi giorni, in seguito ad alcuni video estrapolati dal contesto della cerimonia d’insediamento di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti, lo mostrano  impacciato e disattento.

 

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A questo proposito, proprio la figlia della sconfitta Hillary ha preso le difese di Barron con un post sulla sua pagina Facebook, che ha fatto subito il giro del mondo. Questo il testo: Barron Trump merita di essere bambino proprio come ogni altro bambino. Ergersi in difesa dei bambini significa anche opporsi alle politiche del Presidente degli USA che danneggino i bambini. 

Un bel gesto soprattutto per la prima parte del post, quella non politica. Barron oltre alla shitstorm di cui è stato vittima in questi ultimi giorni, non è nuovo ad attacchi di questo tipo. Nel novembre scorso, in seguito a un video montato ad arte e pubblicato su YouTube che ritraeva il figlio di Trump, si è diffusa la voce infondata che Barron fosse autistico. Anche l’attrice dichiaratamente anti Trump Rosie O’Donnell aveva condiviso il video, ora rimosso, per poi scusarsi in seguito.

 

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Di sicuro, prendersela con un bambino per dare contro al genitore è uno sport molto diffuso durante le campagne elettorali americane. Anche le figlie di Barack e Michelle Obama sono state prese di mira con epiteti irripetibili dai razzisti a stelle e strisce.

Barron è un bersaglio semplice perché è ricco ed è figlio di un uomo ritenuto a furor di media un super cattivo tipo quelli dei fumetti. Il fatto che non c’entri niente con la politica, non sfiora neanche la mente dei molti difensori del politically correct che in queste ore fanno a gara a offendere un bambino.

Non possiamo di certo biasimarne lo sguardo assente o la poca capacità di concentrazione, forse non ci ricordiamo quanto era difficile stare attenti per ore a undici anni, metteteci l’ansia delle telecamere di tutto il mondo puntate in faccia ed è davvero semplice volersi rifugiare in un mondo proprio, in cui nessuno possa entrare. A occhio, sembra legittimo.

 

Simone Stefanini

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