“Basta campane alle 6.30”. Con questo biglietto, uno sconosciuto (eroe, n.d.r.) è entrato nel cortile parrocchiale di Ramiola, frazione di Medesano in provincia di Parma, e dopo aver aperto il quadro elettrico, ha tagliato i cavi per l’alimentazione della campane della chiesa.
Il vendicatore mascherato lo ha fatto per tutti noi e nonostante adesso il parroco don Emmanuel Doudou Mingi lo abbia denunciato ai Carabinieri, non possiamo non schierarci dalla parte dei più deboli, cioè dalla nostra parte di fronte a Dio.
Dio che tutto sa e tutto crea, non potrebbe trovare modi meno rumorosi per radunare la sua congrega, tipo chessò, una comunicazione telepatica o un semplice gruppo WhatsApp?
Pensate a quei poveri cristi (è il caso di dirlo) che abitano in paesini in cui la chiesa sta al centro e il suo campanile risuona dentro tutte le case, anche quelle dei più impenitenti bestemmiatori. Come potrebbe mai uno degli appartenenti alla setta peccatrice degli atei, provare un moto d’amore nei confronti della scampanata letale che ti sveglia alle 6.30 quando sei andato a letto alle 2 di notte?
E Dio non ci pensa a chi fa tardi per lavoro, a chi vorrebbe provare a divertirsi ogni tanto, a chi deve alzarsi preso, insomma, a quella percentuale di genere umano che non va in chiesa o che è comunque dotata della sveglia al cellulare, laddove temesse di far tardi all’appuntamento con l’Altissimo?
Domande retoriche alle quali c’è un’unica soluzione: lotta dura senza paura contro le campane.
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