Parlare nella propria lingua madre e improvvisamente accorgersi di aver inserito parole che appartengono a un’altra lingua. No, non stiamo parlando di chi lavora nel marketing e usa benchmark invece di confronto, ma di chi inserisce in un discorso vocaboli stranieri senza rendersene conto. Un fatto strano, ma che accade spesso a chi vive per lunghi periodi i uno Stato diverso da quello in cui è nato, arrivando così a conoscere a fondo una seconda lingua.
Talmente a fondo da spingere il proprio cervello ad avere dei dubbi. È quello che Lizzie Wade ha sperimentato e poi raccontato in un articolo sull’edizione statunitense di Wired. Tutto nasce dallo stupore: come è possibile che sei mesi in Messico siano riusciti a far dimenticare al cervello un’intera vita passata parlando inglese, fino al punto di spingerlo a usare parole in spagnolo anche all’interno di una conversazione in inglese.
Qualcuno potrà pensare che si tratti semplicemente di abitudine, in realtà Judith Kroll, psicologa specializzata nello studio degli effetti del bilinguismo sul funzionamento della mente, spiega che conoscere bene due lingue spinge il cervello a un lavoro addizionale, perché collega in continuazione un concetto non a una parola e può capitare che la prima a essere recuperata sia quella della lingua sbagliata.
L’unico modo per superare questi ostacoli è allenare il proprio cervello, che volta dopo volta diventa sempre più forte e abituato a scegliere.
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