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Massimo Sirelli, l’artista che fa adottare i robot

Massimo Sirelli con i suoi robot da adottare

 

L’ultimo lo ha fatto nascere all’exCOMAC, una fabbrica dismessa di Soverato: si chiama Cassius, è alto cinque metri, è fatto di centinaia di cassette di frutta e scruta con i suoi occhioni luminosi il pubblico che passerà fino al 1° settembre dall’edificio rinato nel comune calabro, trasformato per l’estate in contenitore di arte, musica, e cultura a cielo aperto.

Cassius però non è “figlio” unico: è solo l’ultimo dei tantissimi robot che si inventa Massimo Sirelli, un artista classe ’81 che ci sta molto simpatico, perché riesce in una missione molto difficile: dare un’anima a oggetti inanimati. E come fa?

 

 

Massimo da tempo assembla con le sue mani piccoli e dolcissimi robottini, forti come i robot, fragili come gli umani, dice lui, che poi affida a chi ne fa richiesta: a patto che la lettera con la richiesta di adozione sia sincera e convincente: il suo progetto infatti si chiama Adotta un Robot, e da qualche anno ha portato in centinaia di famiglie un nuovo amico, con una sua storia. Qualche storia? Per esempio il robottino Pippo Bau, un robocane, che si presenta così: “Mi chiamo Pippo. Adoro le coccole e, anche se ho perso la coda e non posso più scodinzolare, lecco sempre chi mi regala una carezza. Voglio vivere in una casa con un giardino molto grande dove poter sotterrare gli ossi”.

Ma sono tantissime le storie dei robot già adottati.

Noi abbiamo approfittato dell’arrivo di Cassius all’exCOMAC per fare una chiacchierata con Massimo, che nella vita oltre a donare la vita a robottini fatti di materiali riciclati, si occupa di direzione creativa per la sua agenzia di comunicazione. “I robot? Sono il mio mondo – spiega – e il mio mondo di creatività spazia molto, va dalla pittura a per l’appunto i robot, a tutto quello che mi passa per la testa! Ma loro, i robottini, col tempo sono diventati la parte fondamentale del mio mondo artistico”. E prosegue “Sono una passione che ho da sempre, fin dall’infanzia, ne ho sempre collezionati: quelli di metallo, quelli a molla… e il robot come archetipo, l’ho sempre amato.  I primi esperimenti di assemblaggio di oggetti di recupero li avevo fatti una decina d’anni fa, nel 2006, ma all’epoca non avevo ancora capito bene cosa stavo realizzando“.

 

Massimo Sirelli e alle sue spalle Cassius – Foto: Paz Caldararo / Superbo

 

Poi la svolta, e i robot prendono vita davvero, dal 2013 in poi “Nel corso del tempo capita di perdere persone care, e ogni persona cara lascia oggetti, e gli oggetti hanno una storia. Per me creare i robot è stato l’esorcizzare tutte queste storie, tutti questi ricordi e negatività. La storia inventata che leggi nelle biografie si mischia alla mia passione per la scrittura creativa, perché mi piace giocare con le parole. Però poi queste storie inventate si rifanno spesso ai caratteri e ai ricordi delle persone che m hanno dato gli oggetti. O ai viaggi che ho fatto“.

 

Massimo Sirelli e uno dei suoi robottoni

 

La sua ultima installazione a Soverato è sempre un robot, ma che ha un’anima e un nome antico: Cassius, che riprende il nome del politico, letterato e storico del IV secolo Cassiodoro: “Quando vengo invitato agli eventi per installazioni on site, il robot prende un nome, una vita, un’anima. All’exCOMAC ho fatto uno studio sul territorio: lì siamo alla conclusione del Golfo di Squillace, tutta quell’area del Mar Jonio era il cuore della Magna Grecia. E fra gli uomini che hanno caratterizzato quella parte di storia della Calabria, non solo quella ellenica, c’è Cassiodoro: che aveva fondato proprio lì la prima università. Ho pensato che dovevo dedicarlo a lui! L’ho chiamato Cassius, che è un link anche al mondo della musica elettronica, ma i Cassius non c’entrano niente! C’entra Cassiodoro“.

E Cassiodoro – realizzato con 500 cassette della frutta e 3000 fascette, alto 5 metri – chi lo adotterà? “Spero che sia adottato dalla città di Soverato e che resti anche dopo il festival. L’ExComac è uno spazio meraviglioso, una struttura architettonica incredibile, un contenitore da riempire. Almeno così Cassius non si sentirà solo“.

Gabriele Ferraresi

Lavoratore intellettuale salariato

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