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Un regista si è fatto rubare apposta lo smartphone e ha girato un film all’insaputa del ladro

 

Non è certo una novità che oggi i film si possano girare interamente con uno smartphone, ma l’idea di Anthony van der Meer è del tutto diversa e somiglia più a una puntata della prossima serie di Black Mirror. La realtà infatti sta superando la prospettiva visionaria della serie tv di Charlie Brooker, che si ispira al dominio della tecnologia sull’uomo per inventare situazioni paradossali e inquietanti.

Anthony è uno studente di produzione cinematografica e in seguito al furto del suo iPhone, ha avuto l’idea di seguire tutti gli spostamenti di un cellulare rubato. Per farlo, ha comprato un nuovo smartphone, stavolta un HTC con Android e ha installato Cerberus, una app che consente di scattare foto e registrare il video o l’audio da remoto, oltre a tracciare gli spostamenti del telefono senza che il ladro o chi per lui se ne accorga.

 

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All’inizio il corto non parte, perché Anthony prova a farsi rubare lo smartphone a Rotterdam, ma quella è una città onesta e nessuno lo prende. Ad Amsterdam invece va via come il pane e una volta rubato inizia questa sorta di reality allucinante.

Passo dopo passo conosciamo un po’ di cose del ladro, compresa la sua faccia (sempre pixelata per ovvie ragioni di privacy), le sue chiamate e i suoi messaggi privati, il posto dove vive e tutti i dati sensibili dell’autore del furto, provando empatia per lui nonostante i suoi affari loschi. Anthony lo spia mentre dorme e arriverà a vederlo di persona, alla fine, per rendersi conto che non era esattamente la persona che aveva pensato fosse, che quell’empatia sviluppata tramite contatti telefonici seppur rubati non corrispondeva alla realtà dei fatti e che il ladro sembrava davvero un delinquente. Una scoperta, diciamolo pure, dell’acqua calda

 

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Un finale con la morale, che invita a riflettere sui pericoli della conoscenza online, sul fatto che non sappiamo mai chi abbiamo di fronte basandoci solo sui dati che raccogliamo in chat o videochat.

Alcuni commenti su YouTube o Reddit hanno però messo l’autore sulla difensiva, quindi Antony stesso ha lanciato un suo AMA (acronimo per Ask Me Anything, ovvero Chiedimi tutto) sotto il video originale, per rispondere alle critiche che lo accusavano di essersi preso delle libertà nella narrazione pregiudicando così il realismo dell’intera operazione.

Gran parte dei commenti verte sulla domanda sul motivo per cui non sia andato alla polizia, segno che il progetto non è stato granché capito. La curiosità degli utenti si è focalizzata sul perché Anthony si sia sentito dispiaciuto per il ladro. La risposta del regista: “Ho interpretato male i dati raccolti su di lui, quando l’ho visto di persona, non sembrava l’uomo triste e solitario che avevo visto nelle registrazioni che avevo effettuato a sua insaputa. Era muscoloso, puzzava di droga ed era molto aggressivo. L’ho seguito online per due settimane grazie al telefono e ho creduto erroneamente di averlo conosciuto. Questa attività para-sociale mi ha ingannato.”

Passando di mano in mano, il telefono è arrivato in Romania e Anthony ha dichiarato di voler girare la seconda parte del film.

 

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Simone Stefanini

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