Terza città italiana per grandezza, dietro solamente a Roma e Milano, Napoli non ha eguali in termini di esuberanza, “colore”, calore e caos. Affacciata su un famosissimo golfo, attira in ogni stagione moltissimi turisti, pronti ad ammirarne le molteplici sfaccettature. Tra le principali attrazioni si ricordano:
Non meno affascinante è la Napoli sotterranea, con tunnel borbonici che si dipanano lungo una rete intricata quanto suggestiva. Ma a lasciare un piacevole ricordo è anche il cibo. Nei prossimi paragrafi verranno indicate alcune delle specialità più stuzzicanti.
È a pochi passi da Via Toledo che viene a trovarsi il Rione della Pignasecca, vero e proprio mercato all’aperto dei Quartieri Spagnoli. La via è un susseguirsi di bancarelle intente a vendere pesce a tutte le ore, con i commercianti che scandiscono in dialetto i propri slogan. Polpi vivi e pesce spada vengono fritti e presentati all’interno del celebre “cuoppo”. Il cartoccio (simile al fish & chips inglese) viene riempito di alici, totani e gamberi, alleggerito da una spruzzata di limone fresco e completato da una spolverata di pepe. Esiste anche la versione “di terra”, con arancini, zeppoline, crocché di patate, fiori di zucca e mozzarelline fritte. Non manca neppure il cuoppo di verdure, composto da patate, zucchine, peperoni, cipolla e carote. A proposito di fritti da passeggio, come non citare “palle ‘e riso” e paste cresciute?
Il cibo, a Napoli, è associato da molte persone a una cosa sola: la pizza! Un breve viaggio in treno da Roma a Napoli permetterà di stuzzicare le papille gustative con un lievitato invidiato in ogni angolo del globo. La pizza, ancora oggi, è concepita dal popolo napoletano come il cibo di strada per eccellenza e, in quanto tale, ideale da mangiare in piedi. L’impasto classico della versione partenopea della pizza è così morbido da poter essere ripiegato a portafoglio (o “a libretto”). Apprezzatissima, da residenti e turisti, è anche la pizza fritta in olio bollente e racchiusa in un foglio di carta oleata. Il periodo pasquale è l’occasione giusta per gustare la pizza “chiena”, ossia una frolla con un ripieno a base di ricotta, salame e prosciutto. A Natale, invece, è diffusa la pizza di scarole, focaccia cotta al forno che racchiude, oltre alla scarola, acciughe, capperi e olive nere. Deliziosa, infine, è la parigina, proposta da diverse rosticcerie e caratterizzata da una pasta sfoglia ripiena di prosciutto cotto e pomodoro.
È nel corso del Seicento che la pasta è divenuta il piatto di riferimento del popolo napoletano. A favorirne la diffusione è stato il repentino ribasso del prezzo della farina, associato al contemporaneo aumento di quello della carne. Tra le versioni più amate rientra sicuramente la pasta con sugo alla genovese (“genovesa” in dialetto). La carne di manzo, nello specifico muscolo e spezzatino, è soffritta con l’aggiunta di vino rosso e cipolle, quindi cotta lentamente per un minimo di 5 ore. Ma a recitare la parte del leone nei primi è sicuramente il ragù classico napoletano, immancabile nei pranzi della domenica. Altri mostri sacri della cucina partenopea? Pasta, patate e provola e la frittata di maccheroni, in cui gli spaghetti si fondono con uova, caciocavallo, parmigiano, oppure con salame e prosciutto cotto.
È sufficiente soggiornare un paio di giorni a Napoli per rendersi conto di come la località sia capace di affiancare a opere storico-architettoniche di assoluto valore una cucina davvero succulenta. E oltre a gustare le specialità indicate nelle precedenti righe, come resistere ai dolci della tradizione? Se la pastiera è riempita di ricotta, grano bollito e scorza d’arancia, a rendere irresistibili le sfogliatelle sono ricotta, semolino, canditi e spezie. E lo stomaco trova sempre spazio per il babà, tipico dolce da passeggio intriso di liquore.
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