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In prigione a Favignana nel castello di S.Caterina

Favignana è un’isoletta dell’arcipelago delle Egadi a pochi chilometri da Trapani, l’estremo occidentale della Sicilia. E’ un luogo fortunato perché ha un mare bellissimo e perché nei secoli è stata attraversata da tante storie che l’hanno resa interessante oltre che bella. Meta turistica apprezzata per le sue azzurre calette con le acque trasparenti, permette anche ottime escursioni lontano dalla folla e dal mare: una di questa è la camminata di circa mezz’ora per raggiungere il castello in cima all’isola a partire da una strada posta alle spalle dello stabilimento Florio (il percorso è tutto all’ombra se si va nel tardo pomeriggio).

Una delle numerose bellissime cale di Favignana in zona Preveto

I castelli non sono mai stati luoghi ameni, arrivano dal medioevo dove già la vita non era rose e fiori e per lo più erano utilizzati come prigioni o avamposti militari e né i soldati né i carcerieri sono mai stati persone graziose e gentili. Così, il forte in cima all’isola di Favignana è stato per secoli una prigione anche sotto la dominazione Borbonica, proprio quando il movimento di Mazzini e il dibattito per costruire l’unità di Italia iniziavano a far casino.

La vicenda che passa da Favignana è questa: nel 1857 Carlo Pisacane (quello della via) prova a fare una rivoluzione per spingere il popolo alla rivolta contro i Borboni e organizza una spedizione a Sapri, in Campania, con lui c’è anche Giovanni Nicotera (anche questo è nella toponomastica di tutte le città italiane).

A Sapri, però, le cose vanno malissimo, i Borboni infatti avevano sparso la voce che un gruppo di briganti stavano giungendo per fare razzia nelle case e così Pisacane e Nicotera si trovano contro la popolazione che volevano alleata. Altro che rivoluzione: Pisacane muore negli scontri e Nicotera viene catturato e condotto nella prigione del castello di S.Caterina a Favignana.

Il profilo del castello di S.Caterina dove venne rinchiuso Giovanni Nicotera

L’isola a quel tempo non era un luogo di villeggiatura, c’erano due carceri (oltre al forte S.Caterina c’era e c’è un’altra prigione in paese) e tutta l’isola era terra di confino per gli oppositori politici. Documenti storici che descrivono il castello parlano delle prigioni nei piani bassi del forte come celle buie e fredde, umide e puzzolenti, dove colava sempre acqua dai muri. Piene di zanzare e scarafaggi, alcune erano veri loculi dove i prigionieri dovevano stare in piedi, altre erano poste a ridosso della latrina, sempre sovraffollate e maleodoranti.

Giovanni Nicotera fu rinchiuso in isolamento nella cella peggiore, tuttavia dopo diversi mesi, malato ma ancora forte delle sue idee riuscì lo stesso a far filtrare dei pizzini con cui contattò gli altri rivoltosi. Nel 1860 Garibaldi guidò la spedizione dei Mille e di passaggio con la sua nave vicino alle Egadi, guardando il forte in cima all’isola pensò proprio a Nicotera e ai compagni prigionieri politici lì rinchiusi.

Alla fine, dopo lo sbarco dei Mille e le vittorie militari di Garibaldi i Borboni abbandonarono Favignana e i prigionieri politici vennero liberati. Nicotera anni dopo divenne anche ministro dello regno Italiano. L’isola rimase comunque un luogo di prigionia e confino per i nemici politici prima del regno d’Italia e poi del fascismo e in paese c’è ancora oggi in funzione un carcere.

Il forte di S.Caterina è rimasto un avamposto militare fino agli anni ’80, poi è stato definitivamente abbandonato e lasciato all’incuria, come tantissimi altri edifici storici italiani. Il piano sotterraneo con le prigioni è stato interrato e non è più accessibile, si può però fare un giro per le stanze e cercare di immaginare questo posto abitato dai soldati e dai prigionieri di allora, senza luce elettrica, senza acqua corrente, senza nessun comfort. Dopo aver girato all’interno si può infine uscire fuori, sulla terrazza e godersi una vista stupenda col sole basso sul mare, col vento che qui soffia sempre.

Per Favignana il Castello è sempre stato un simbolo di sofferenza e contrasta tantissimo con la rilassatezza e il divertimento cercato dai turisti estivi, ma con la storia di Giovanni Nicotera è anche un simbolo positivo, di rinascita e di rivalsa, perché anche dalla situazione peggiore si può uscire vincitori.

 

Giulio Pons

Ingegnere del software, ha superato i quaranta ed è un papà felice. Vive internet come la normalità. Ha fondato Rockit.it e Dailybest.it e lavora a Better Days come programmatore e responsabile dell'area tecnologica.

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