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L’artista italiano che ricrea le bandiere del mondo con le immagini di Google Maps

La bandiera dell’Italia vista ricomposta da Max Serradifalco con le immagini satellitari di Google Maps.

 

Max Serradifalco è un fotografo paesaggista e designer pubblicitario, nato in Sicilia 38 anni fa. Da qualche anno ha deciso di mettere insieme le sue grandi passioni, quella per la fotografia naturale e il design, in un nuovo progetto. Lui la chiama Web Landscape Photography: si tratta di fotografie rubate ai satelliti di Google Maps che Serradifalco combina, attraverso tagli, sovrapposizioni e incastri, riuscendo a far dialogare tra di loro terre e paesi all’apparenza distanti.

Le opere sono il frutto di una naturale armonia che Serradifalco ha la capacità di cogliere e rintracciare tra diverse porzioni del globo terrestre. La sua ultima serie di lavori è esemplificativa di questo concept: si chiama All Colors Of The World, e in essa l’artista siciliano utilizza frammenti di foto per comporre le bandiere delle nazioni del mondo.

Troviamo così la bandiera italiana formata da immagini satellitari provenienti dal Qatar, dalle regioni antartiche e dalla Namibia, quella statunitense che riflette i colori del Mar Mediterraneo, della Bolivia e del Chad, e così le altre. Abbiamo raggiunto via mail l’artista/fotografo/designer per farci raccontare come è nato questo progetto.

USA: Bolivia, Chad, Mar Mediterraneo

Chi sei? Presentati ai nostri lettori
Sono Max Serradifalco, uno dei primi artisti satellitari del XXI secolo.

Quale fascinazione ti ha guidato nello sviluppo di questo progetto?
L’idea di compiere dei viaggi virtuali tramite internet, rimanendo un vero fotografo, mi ha sicuramente affascinato. Sono stato guidato dal gusto della provocazione e della sperimentazione, ma soprattutto da un amore innato per la Creazione… un amore quasi francescano che mi fa desiderare una vita sempre più in armonia con la natura.

Quando è nata la tua passione per le immagini satellitari?
Nel 2011, a seguito di un’intuizione avuta nel periodo in cui lavoravo come grafico pubblicitario in una nota azienda in Sicilia.

Da dove prendi le immagini? Utilizzi un tuo archivio personale?
Non ho un archivio personale, utilizzo Google Maps come canale di partenza per la mia creatività.

Quali sono gli spettri di colore che si trovano più in abbondanza sul nostro pianeta e quali invece quelli più rari?
I gialli dei deserti, i toni di verde e di blu sono sicuramente i più diffusi. È molto difficile trovare il rosso in natura ed è parecchio utilizzato nelle bandiere di tutto il mondo. Fortunatamente l’Australia in questo mi viene in aiuto.

C’è secondo te una bandiera, tra quelle che hai realizzato, che oltre all’impatto visivo possiede anche un certo tipo di potenza narrativa?
Si, sono tante ad avere una potenza narrativa. Quella del Belgio ad esempio l’ho realizzata la mattina degli attentati terroristici a Bruxelles: questi tragici atti hanno influenzato la mia creatività. Quella del Brasile, che al primo sguardo induce lo spettatore a pensare all’Amazzonia e invece sono le foreste indonesiane, anch’esse gravemente minacciate dall’uomo. Uso sempre terre di altri luoghi per reinterpretare la bandiera di una nazione. Il blu dell’Unione Europea che raffigura quasi interamente l’oceano Atlantico da est ad ovest a simboleggiare la grande alleanza tra Europa e America. Quella degli USA, dove il blu non è altro che lo specchio di mar Mediterraneo tra la Libia e l’Italia… fronte per migliaia di profughi che decidono di attraversarlo per scappare da conflitti, come sappiamo, fortemente voluti e gestiti dai governi occidentali. In fine quella della Pace, che raccoglie davvero tutti i colori da ogni angolo della Terra con l’augurio di una vera comunione tra i popoli!

Qual è potenzialmente la bandiera più difficile da replicare e sulla quale stai provando a lavorare?
Non c’è una bandiera più difficile di un’altra… è solo una questione di armonia grafica tra colori e forme.

PACE: Oceano Atlantico, Polinesia Francese, Papua Nuova Guinea, Brasile, Turkmenistan, Sudan, Tanzania
Marcello Farno

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