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La torre Eiffel di Vicenza è il monumento all’operosità del nord-est

Meglio dell’originale

 

Presa l’uscita Montebello Vicentino si prosegue sulla strada provinciale 17 di campi sterminati e arati, case dall’animo cantoniero, un’edicola sacra per la Madonna delle Grazie, una conceria, un Salone Uomo&Donna e, subito dopo aver passato una grande cisterna d’acqua, si giunge alla rotatoria 133.

A destra direzione Vicenza, a sinistra Pojana Maggiore, ancora più a sinistra l’azienda Laserjet, specializzata in lavorazioni lamiere e produzione macchine agricole. Qui, all’interno del cortile, svetta la torre Eiffel.

Ma non è sempre stato così.

 

Com’era la Laserjet una volta

 

Nel 1980 i fratelli Lino e Ivo Fraron aprono il primo laboratorio in una stalla, “Siamo partiti da zero, anzi da sottozero”. Nel 1999 decidono di partecipare al Midest, la più importante fiera del settore, che si tiene a Parigi. “Per i francesi è bello ciò che è francese”, dice Lino Fraron, il maggiore dei fratelli, “Così abbiamo pensato di portare a Parigi la torre Eiffel, realizzata con il nostro taglio laser”.

Le misure sono: 38 metri di altezza, un peso di 56,4 tonnellate e 700 bulloni a testa tonda, per un totale di sei mesi circa di lavoro. La torre Eiffel veneta, smontata e spedita e poi rimontata ed esposta, riceve un riconoscimento dall’ente fiera di Parigi, uno dal Commercio Estero e, tornata in Veneto, un encomio dal Comune di Pojana Maggiore.

Nel 2002 una signora di Mestre che lavora nel settore immobiliare ci ha commissionato un’altra riproduzione di 14 metri che ha mandato in Libano”, continua a raccontare Lino Fraron, “A volte vedi fermarsi ciclisti o comitive per farsi la foto-ricordo”. Al Bar Centrale, a pochi minuti da qui, ogni tanto qualche forestiero entra e chiede indicazioni per la torre Eiffel. Immaginiamo passare di qui anche uno di quei pullman dal nome esotico, come le autolinee Liscio che nel giro di una notte portano i passeggeri dal sud al nord, da una strada provinciale del Veneto a Parigi, su un bus a due piani con orchestrina.

Una banda ha suonato davvero sotto la torre Eiffel Veneta, nel 2009 quando in occasione della presentazione della ILF 1000 KOMMUNAL, una macchina polivalente per lavori comunali, i fratelli Fraron hanno organizzato una festa. Sul palco si è esibito il Gruppo Corale Musica Insieme diretto dal maestro Renzo Simonetto, in repertorio: Mina, canzoni della tradizione popolare e il concerto dell’Ave Maria. Sotto il palco, con un buffet cominciato a base di pesce e conclusosi con la carne, c’erano gli invitati: clienti, amici, dipendenti, politici locali e il Vescovo di Vicenza. E tutto intorno la strada provinciale 17, la rotatoria 133, il paese illuminato dai fuochi artificiali.

 

Festa grande sotto la torre Eiffel nel vicentino

 

Le luci della torre si accendono ogni sera. Non ci sono turisti ma dipendenti che a quell’ora tornano a casa. Li vediamo in un video aziendale, mentre la voce fuori campo di una donna accompagnata dalle note di un pianoforte, commenta, “Basterebbe per un momento guardare negli occhi la nostra gente quando la macchina viene consegnata al cliente, esce dal cancello, sguardi che in un attimo tutto dicono”.

Andati via loro, rimangono le auto di chi passa e per qualche metro si ritrova sulla rive gauche.

Sulla torre Eiffel di Parigi sono incisi i nomi di settantadue cittadini francesi che si sono distinti per i loro studi. Sulla balconata del primo piano della torre della Laserjet potrebbero starci i nomi di Antonio Magarotto, nato a Pojana Maggiore e fondatore dell’Ente Nazionale Sordi, e di Andrea Palladio, architetto che nel 1546 ha progettato Villa Pojana, patrimonio dell’umanità UNESCO, a cinque minuti dalla torre Eiffel.

Allontanandosi e proseguendo ancora sulla strada provinciale 17 di altri campi sterminati e arati, di altre case dall’animo cantoniere, Parrucchiere Laura, si prosegue su via dell’Industria e non ci si può sbagliare, siamo in Veneto.

Valerio Millefoglie

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