Art

Una mostra d’arte a cielo aperto gratuita, quella di Torpignattara a Roma

Roma330 graffiti, 150 strade, 30 quartieri diversi. Torpignattara, quartiere romano che racchiude al suo interno Q. VI Tiburtino e Q. VII Prenestino-Labicano,  ospita un notevole numero di murales, specchio di differenti realtà sociali e culturali proprie del contesto all’interno delle quali spiccano. Se da un lato Torpignattara, dove le attività commerciali son quasi tutte straniere, sembra esser contraddistinta, in parte, da una buona integrazione, come mostrano le innumerevoli iniziative portate avanti dalla scuola elementare Carlo Pisacane, dall’altro non possono passare inosservate alcune problematiche, visibili sulle facciate di diversi palazzi.

Girare la periferia di Roma è un efficace rimedio contro la noia se si considerano il suo esser incredibilmente variegata e la quantità di piccanti storie che ha da raccontare. La capitale si rivela pronta ad accogliere nuove forme d’arte, nuovi modi di esprimersi, questa volta al di fuori di usuali scenari.

Per la ragnatela di conflitti e disagi a livello ambientale, come l’abbandono umano e territoriale a cui si assiste facendo un rapido giro attorno all’acquedotto alessandrino, vi è una vera e propria forma d’arte a cielo aperto a parlare. Un lamento visivamente percepibile, come se le mura del quartiere prendessero forma e cominciassero a urlare.

Questa è a tutti gli effetti la vera essenza di Torpignattara: un luogo, a tratti infelice, avvolto da un senso di smarrimento costante, abbandonato a se stesso dalle istituzioni, ma che non ha paura, attraverso l’arte di strada, di mostrare le proprie debolezze senza filtri. E’ il fulcro di esperienze socio-culturali forti, emotivamente d’impatto, che raccontano sia il forte senso di isolamento, sia l’incessante voglia degli abitanti di riuscirsi a riappropriare dei beni e degli spazi comuni. La tematica relativa alla riappropriazione degli spazi è protagonista di tutti i murales del quartiere romano, come anche delle parole di tutti coloro che vi abitano.

Coffee Break, di ben 32 metri, realizzato da Etam Cru, coppia di giovani artisti di origine polacca, si aggiudica il primo posto quanto ad altezza all’interno della capitale: si tratta di un uomo che, con un caffè fumante in mano, esce da una spazzatura. Spazio all’immagine per l’interpretazione dell’opera.

Il come e il perché un fenomeno artistico possa indossare le vesti di una pratica sociale sono spiegati da questa azione di appaesamento, tramite cui si avvia un meccanismo tale da ridefinire il concetto di identità, non solo individuale o collettiva, ma degli spazi stessi. La street art è a tutti gli effetti una forma espressiva che fornisce chiave di lettura per i cambiamenti sociali.

Per i più curiosi ci auguriamo che I Love Torpignart possa esser fonte d’ispirazione.

Camilla Campart

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Camilla Campart

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