Art
di Matteo Scotini 19 Marzo 2018

Il Woodpecker di Cervia, il club fantasma nei sobborghi di Milano Marittima

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Nei sobborghi di Cervia, nel cuore di Milano Marittima, sorge una cupola di vetro resina in stato di semi abbandono (al catasto direbbero “edificio sottoutilizzato”), che sembra opera di una colonia di alieni che voleva sentirsi a casa sulla terra. In realtà questa cupola un tempo ospitava il Woodpecker: uno dei club più in voga della vita notturna di Milano Marittima tra gli anni ‘50 e ‘70.

La storia di questo club inizia nel 1952 quando il Woodpecker sorgeva sulla costa di Milano Marittima ed era la meta preferita dai nottambuli di tutta Italia: tra quelle mura si poteva ascoltare il meglio delle orchestre dello stivale ed essere coccolati da un servizio impeccabile. Con l’aumento della popolarità arrivarono anche le prime lamentele: tanto divertimento fa tanto rumore e il gestore del Woodpecker si vide costretto a spostare il suo fortunatissimo club più lontano dal centro.

 

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Questo cambio di location rappresentò l’occasione per costruire il nuovo locale da zero, l’impresa fu affidata a Filippo Monti il quale ha più volte dichiarato che il tutto iniziò per gioco da una provocazione fatta al proprietario: “facciamo un cerchio, facciamo affiorare l’acqua e ci mettiamo i coccodrilli”.

L’edificio finito non si è allontanato molto da questo scherzo, mancavano ovviamente i coccodrilli. La costruzione di questa cupola in vetro resina con archi semiaperti che ne contornano il perimetro  partì ufficialmente nel 1966 e fu portata a termine due anni dopo. Il Woodpecker era tornato più forte che mai.

 

Purtroppo il sogno del nuovo Woodpecker non durò a lungo: circa dieci anni dopo (precisamente nel 1975), un incendio causato da un cortocircuito nel vano servizi causò gravissimi danni alla struttura e il club chiuse definitivamente. Per circa 40 anni il Woodpecker rimase ufficialmente inutilizzato, ma recentemente sono partiti vari progetti e bandi per riqualificare questa opera architettonica non trascurabile, c’è chi parla di un centro culturale, chi si augura per questo cupolone una seconda vita da club notturno e chi propone, in vista della sua posizione dislocata, di farne un parco botanico.

Fino a pochi anni fa entrare nella cupola in vetro resina che un tempo ospitava il Woodpecker non è stato facile come un tempo, la struttura che garantiva l’accesso all’edificio è stata fatta crollare dal comune di Cervia (attualmente unico proprietario dell’edifico) probabilmente per scoraggiare l’organizzione di rave non autorizzati all’interno della struttura (che, bisogna ammetterlo, si presta davvero bene).

 

 

La difficoltà di accesso non ha scoraggiato i fotografi più avventurosi e gli organizzatori di rave più testardi. In anni recenti questa struttura aliena ha catturato anche l’attenzione dello street artist Blu ( le cui opere sono state recente raccolte in un libro)  che ha regalato alle mura dll’ex Woodpecker una delle sue opere più maestose e ammirate: un girotondo di esseri bionici un po’ uomini, un po’ animali, un po’ macchine.

Il Woodpecker, data la sua posizione strategica e la sua architettura, che lo rende un luogo di connessione che sta a metà tra l’aperto e il chiuso, ha ancora tutte le carte in regola per rinascere come luogo di aggregazione giovanile e culturale e in effetti, come ricordato poco fa, i progetti ci sono e la cupola, durante l’estate del 2017, ha ospitato alcuni eventi autorizzati collegati al Ravenna Festival. Speriamo solo di non dover aspettare troppo.

 

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