Nel piccolo paese di Montecalvo in Foglia, in provincia di Pesaro Urbino, un caso di fallimento imprenditoriale ha portato alla luce le difficoltà economiche legate allo spopolamento e all’abbandono dei borghi rurali italiani.
Una famiglia, travolta dal fallimento del proprio bar, si è ritrovata con un debito complessivo superiore a mezzo milione di euro, ma una recente sentenza del Tribunale di Urbino ha riconosciuto le condizioni eccezionali che hanno determinato questa situazione, offrendo una forma di tutela e speranza per la famiglia coinvolta.
La sentenza che salva la famiglia
Il Tribunale di Urbino ha evidenziato nelle motivazioni della sentenza come il progressivo spopolamento di Montecalvo in Foglia, paese con meno di tremila abitanti, abbia avuto un impatto devastante sulle attività economiche locali. La crisi del bar, nato come punto di riferimento per la comunità, è stata causata da una drastica diminuzione della clientela e delle entrate, effetto diretto del calo demografico e della conseguente desertificazione commerciale.
Il giudice ha sottolineato che la riduzione del flusso di clienti ha reso impossibile il rimborso dei debiti contratti dalla famiglia: un mutuo del 2009 per la ristrutturazione del locale e un mutuo del 2012 per l’acquisto della casa di residenza. Queste spese, inizialmente gestibili, sono diventate insostenibili a seguito della crisi strutturale del territorio.
Al momento del fallimento, la posizione finanziaria della famiglia era estremamente precaria. Da un lato si trovava un saldo esiguo nei conti correnti, rispettivamente 64,12 euro su un conto postale e 482,81 euro su un altro bancario, insieme a una polizza assicurativa sulla vita e a un credito IVA di 7.334 euro. Tra i beni materiali figurava una Nissan usata dal valore stimato intorno ai 6.000 euro. La loro abitazione, però, era già sottoposta a esecuzione immobiliare pendente presso il Tribunale di Urbino.

Dall’altro lato, i debiti accumulati ammontavano a oltre 518.000 euro, divisi tra madre e figlio, principalmente nei confronti di istituti di credito. L’attività commerciale era stata cancellata dal registro delle imprese nel 2013, ma gli obblighi finanziari erano rimasti validi e gravosi.
Nonostante l’entità significativa del debito, il Tribunale ha ritenuto giustificata la situazione debitoria in ragione delle circostanze contingenti. La decisione di salvaguardare la famiglia nasce dalla consapevolezza dello stato di abbandono e spopolamento del territorio, fattori che hanno inciso in modo determinante sulla possibilità di mantenere attiva l’attività economica.
Questa sentenza rappresenta un precedente d’importante, poiché riconosce come le difficoltà economiche non siano sempre il risultato di cattiva gestione, ma possano derivare da fattori esterni e strutturali. In questo modo, il giudice ha aperto la strada a una maggiore attenzione verso i casi di insolvenza legati a contesti territoriali svantaggiati, offrendo una prospettiva di tutela per famiglie e imprese in situazioni analoghe.

