A distanza di mesi dalla tragica esplosione che ha devastato il locale Constellation a Crans-Montana, causando la morte di 40 persone, emergono nuove dichiarazioni dagli avvocati dei Moretti, proprietari dell’esercizio commerciale coinvolto.
In un’intervista esclusiva rilasciata a Radio Télévision Suisse (RTS), i legali hanno voluto fare chiarezza su alcune delle accuse più controverse circolate nelle settimane successive alla strage, difendendo la posizione della famiglia e fornendo dettagli finora poco approfonditi.
La difesa risponde alle accuse: Jessica Moretti non fuggiva con la cassa
Un punto centrale della difesa riguarda il comportamento di Jessica Moretti durante l’incendio. Contrariamente alle voci che la dipingevano intenta a fuggire con la cassa del locale, gli avvocati sottolineano con fermezza: “Jessica non stava scappando con la cassa, stava chiamando aiuto”. La proprietaria, spiegano, avrebbe agito seguendo l’insegnamento di suo padre, vigile del fuoco, che le aveva ripetuto: “Se vedi delle fiamme, devi subito chiamare i pompieri”.
Secondo questa ricostruzione, Jessica si sarebbe diretta verso l’esterno per allertare i soccorsi, tentando poi di tornare indietro, ma le fiamme e il fumo intenso glielo avrebbero impedito. La difesa smentisce categoricamente l’esistenza di video che la mostrino allontanarsi con il contenuto della cassa, definendo tali affermazioni «infamanti e prive di fondamento».
Altro aspetto delicato affrontato dagli avvocati è la questione della sicurezza del locale, in particolare riguardo alla schiuma ignifuga applicata al soffitto del Constellation. “Non si immaginava che la schiuma potesse incendiarsi in questo modo”, affermano, aggiungendo che il materiale era stato acquistato da fornitori specializzati e concepito per ambienti pubblici come quello in cui si trovava il locale. La responsabilità, secondo la difesa, va ricercata nei produttori e distributori del materiale ignifugo, e non nella gestione del locale.
Sul tema delle uscite di sicurezza, i legali puntualizzano che l’uscita di emergenza era dotata di una maniglia anti-panico conforme alle normative, progettata per non essere bloccata o chiusa durante l’orario di apertura. La porta di servizio, invece, era chiusa con un chiavistello quella sera, ma precisano che questa porta non era destinata a essere un’uscita di emergenza. “Bisogna capire chi e perché ha azionato quel chiavistello, ma la responsabilità deve concentrarsi sulle uscite di sicurezza ufficiali”, sostengono.
Gli avvocati si sono anche soffermati sulle supposizioni riguardanti l’origine dei capitali utilizzati dalla famiglia Moretti per finanziare la proprietà e l’attività del Constellation. In risposta alle insinuazioni di provenienza illecita, ribadiscono con fermezza: “L’origine del denaro è lecita” e “tutte le proprietà sono ipotecate regolarmente”. Queste dichiarazioni mirano a contrastare voci infondate che hanno circolato sui media e nelle conversazioni pubbliche, mettendo in discussione l’integrità finanziaria dei proprietari.
Nel corso dell’intervista, gli avvocati hanno espresso anche un sentimento di rispetto verso le vittime, affermando che la famiglia Moretti condivide il dolore per la tragedia: “Queste morti sono anche loro morti”. Hanno inoltre invitato a lasciare spazio alle indagini, affinché la verità possa emergere senza che le emozioni, comprensibili ma inizialmente travolgenti, portino a derive calunniose.
L’intervento dei legali si inserisce in un contesto giudiziario ancora aperto, dove sono in corso approfondimenti tecnici e perizie per chiarire le cause esatte del disastro e le eventuali responsabilità penali. Nel frattempo, la famiglia Moretti cerca di tutelare la propria immagine pubblica, contrastando con fermezza le accuse che ritiene ingiuste e infondate.
