Food

Un ristorante di Tokyo ti fa lavorare 50 minuti in cambio di un pasto gratis

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A volte le soluzioni ai problemi sono proprio davanti ai nostri occhi, ma noi siamo voltati altrove e non le vediamo. La notizia del ristorante a Tokyo che permette ai suoi clienti di lavorare per un turno di 50 minuti in cambio di un pasto caldo gratis è così semplice e diretta che sta facendo il giro del mondo.

Il ristorante si chiama Mirai Shokudo e dalla sua apertura avvenuta nel 2015, la sua proprietaria Sekai Kobayashi ha permesso ai clienti meno abbienti (o a quelli che non hanno voglia di spendere) di poter lavorare nel ristorante per 50 minuti a lavare piatti, tagliare le verdure e mettere a posto le stoviglie, per potersi guadagnare il pasto.

 

Questa idea le è venuta in mente mentre lavorava per un sito di ricette culinarie che aveva dentro l’ufficio una cucina aperta al personale. Incoraggiata dai colleghi, ha aperto il suo piccolo ristorante, che può ospitare 12 persone e un piccolo bancone.

“Ho deciso di usare questo sistema per entrare in contatto con con le persone affamate che altrimenti non avrebbero possibilità di mangiare al ristorante perché non hanno soldi” ha detto la ristoratrice al sito China Daily.

Fino a oggi hanno lavorato nel ristorante più di 500 persone tra cui molti studenti universitari. È bastato leggere il manuale per imparare le mansioni e monitorare gli orari sul sito ufficiale del ristorante.

 

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La proprietaria del Mirai Shokudo non si è limitata a elaborare questa formula innovativa, ha deciso anche di condividere il business plan e il fatturato del ristorante con i clienti, per  gestire il ristorante in maniera open-sources,  ricevere input dai clienti e migliorare la propria attività

Un approccio al lavoro, il suo, che mischia passione e idee innovative con un’attitudine speciale da cui prendere esempio. Altra cosa è la possibilità di far lavorare persone nei ristoranti in cambio di pasti gratis: non sappiamo come funzioni in Giappone ma in Italia se entri in cucina devi avere obbligatoriamente l’HACCP, altrimenti arrivano i Nas e tutta la positività scompare in un battito di ciglia.

Simone Stefanini

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