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Fukushima Anno Zero – L’esplosione che ha cancellato il Giappone

Terminata la lettura di Fukushima anno zero, raccolta di storie del mangaka Susumu Katsumata pubblicato da Rizzoli Lizard (con due prefazioni di Giulia Pompili e Vincenzo Filosa) ho provato tre sensazioni molto nette. Il primo pensiero, ovviamente, è andato al disastro nucleare dell’11 marzo 2011 alla centrale giapponese, una tragedia che, al di là dell’eccezionalità dello tsnuami, era prevista, quasi attesa, da tempo. Lo si capisce leggendo le pagine di Katsumata che nel 1984 aveva già fatto visita al centro di Fukyshima. Avendo frequentato l’università di Fisica a Tokyo, il mangaka sa di cosa parla, tanto è vero che è diventato un vero e proprio alfiere del movimento anti-nuclearista e pacifista giapponese. Grazie alla sua conoscenza e all’arte del raccontare i fatti con i disegni, l’autore descrive la vita della fabbrica nucleare con una perizia incredibile, tramite le esistenze miserabili dei poveri operai che si trovano a sbrigare faccende e incarichi pericolosissimi per pochi spiccioli.

Il mondo naturale e onirico del Giappone millenario

La seconda sensazione che ho provato è stata lo stupore. Stupore perché dopo due storie focalizzate sul tema “scientifico”, l’albo continua con un mondo di kappa e tanuki (esseri mitologici della tradizione giapponese), colti, per così dire, nel momento del loro crepuscolo. Grazie al tocco poetico e magico proprio dell’autore, assistiamo alla calata del sipario su quel Giappone rurale e agricolo che deve fare posto alla terza potenza industriale del Secondo Novecento. Le esistenze un po’ sghembe degli ubriaconi, dei monelli e degli spiritelli del folklore nipponico ben si intonano con il ritmo calante della storia, con toni che ricordano lo stile dello Studio Ghibli, sempre puntuale nel narrare il contrasto natura vs progresso.

I piccoli quadri nelle vignette

L’ultima sensazione è una profonda e quasi biologica ammirazione verso l’estetica del mangaka. Se da un lato regna un forte interesse cronachistico per la vita e gli ambienti degli operari, d’altro canto, nelle scene di Fukushima Anno Zero vi è anche l’amore per la descrizione artistica, quasi “da quadro”, quintessenza dell’animo di Susumu Katsumata, uno scrittore cui poetica oscilla tra la voglia di denunciare “la disumunizzazione del mondo industriale” e la meraviglia nel descrivere “i piccoli scorci dell’eterno Giappone”.

I classici “neri” dell’autore

Inutile dirvi che questo volume di Rizzoli Lizard è un must to have praticamente obbligato. Non solo perché racconta la storia del Giappone, ma anche perché, con un facile parallelismo, si può affiancare tutto questo a quanto avvenuto in Italia. Magari siete cresciuti anche voi a due passi dalla Pianura Padana e come me avrete sentito che “una volta qui era tutto un filare di gelsi”. La sparizione dei gelsi, piantati in massa a partire dal Seicento nella logica della coltura del balco da seta, è il simbolo della fine del mondo agricolo italiano. Anche da noi, molto probabilmente, i poveri kappa hanno fatto una brutta fine.

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Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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Mattia Nesto

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