Disponibile anche su Nintendo Switch, Outward Definitive Edition è un’esperienza videoludica di prima grandezza.
Quando mi hanno chiesto di potermi occupare di Outward Definitive Edition, in uscita anche su Nintendo Switch, non potevo stare più nella pelle. Un po’ perché, proprio a gusto, Outward è stata una delle più belle e arricchenti esperienze videoludiche degli ultimi anni un po’ perché, e qui mi “vesto con la casacchina del critico”, nonostante le incertezze di una produzione fieramente doppia A, questo titolo ha dalla sua un cuore grande così e dei meriti fattuali. Ma andiamo con ordine.
L’esperienza da action-rpg con elementi, forti elementi, survivor su Nintendo Switch è come se prendesse nuova vita. Già perché la console di casa Nintendo, anche a fronte di una realizzazione tecnica e grafica non così smacca-mascella (anzi!), è proprio la destinazione ideale per un titolo come Outward, che fa dell’immersività, appunto del peregrinare e della possibilità, praticamente infinite, tutte nelle mani del giocatore (che non è mai guidato per mano) i suoi tratti caratteristici e peculiari. E tornare nel mondo di questo titolo che avevo, a suo tempo, “sbriciolato” su PS4 mi ha fatto un gran piacere, anche in considerazione del fatto che in portabilità “è tutta un’altra cosa”. Visto che il videogioco è proprio contraddistinto da lunghe sessioni di esplorazioni “senza orario e senza bandiera” , avere la possibilità di farlo con un hardware che, a sua volta, “segue i tuoi spostamenti fisici” è, senza ombra di dubbio, un pro assoluto.
Inoltre questa edizione comprende, ovviamente, il gioco base ma anche due DLC “Three Brothers” e “The Soroboreans”, oltre a una miriade di altri contenuti nuovi e aggiornati, tra cui nuove armi, dungeon e miglioramenti alla qualità generale. Capite bene che la longevità del titolo è, praticamente, infinita. Certo rimangono le “pecche” della versione “base”, come un combat-system che definire vetusto è dire poco, ma permangono anche le grandi, anzi grandissime qualità. Pochi titoli come questo, nelle ultime generazioni videoludiche, hanno incarnato il concetto dell’etica del viandante come questo. Insomma è tornata l’ora di (r)immettersi all’avventura.
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