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Stellar Blade: un po’ più Soulslike che Nierlike

Con Stellar Blade Shift Up ha voluto realizzare uno strano connubio di idee e di stili. Alla fine ne è venuto fuori un videogioco non perfetto ma interessante.

 

Al di là di tutti quanti i meme e il chiacchiericcio attorno a Stellar Blade, c’è il gioco. Ecco, vorrei iniziare così, con questa presa di posizione, la recensione su Dailybest della nuova esclusiva di Sony PlayStation, sviluppata dalla coreana Shift Blade e che prima della sua uscita ha fatto parlare di sé più per le fattezze (e l’esposizione di esse) della sua protagonista, piuttosto che per i valori produttivi messi in campo. E, ve lo voglio dire subito, Stellar Blade è un gioco al cento per cento, forse non rifinito a dovere e con ingenuità e passaggi carenti francamente poco giustificabili ma che racchiude in sé un nucleo interessante. Ma che arriva fino a un certo punto senza mai “centrare” fino alla fine.

 

Partiamo quindi dal genere di appartenenza. Se le prime immagini lo avevano fatto accostare, forse appunto per una protagonista abbastanza appariscente, con NieR:Automata, soprattutto per un’estetica, ancora più che per qualche indicazione specifica in merito al combat system, che facevano pendere il giudizio verso l’action-stylish à la Bayonetta, giusto per citare un altro “gigante” del genere. E invece no. Stellar Blade è molto più simile a un soulslike piuttosto che a un titolo con una componente action preponderante. Infatti il combat-system è molto più compassato che altro, con un livello di strategicità e di attenzione alle mosse nemiche. Come ha testimoniato la demo (molto interessante per altro averla messa a disposizione con un così grande anticipo), puntare tutto sulla concatenazione delle proprie mosse, per “risolvere” in pochi istanti gli scontri e spazzare un bel po’ di nemici è l’approccio sbagliato. Ogni scontro in Stellar Balde dovrà essere ponderato e analizzato dal punto di vista strategico, con grande attenzione nei confronti delle parate e delle schivate perfette (che comunque si possono rendere più semplici da “masterare” sbloccando un’apposita voce nello skill-tree). Questa scelta è lodevole da parte degli sviluppatori ma porta con sé un “peccato originale”. Negli scontri con più nemici, a causa di un enemey placement da action, questa strategicità viene a nocumento del giocatore, che si troverà soverchiato dalle forze avversarie, incapace di risolvere lo scontro senza subire una grande quantità di danni. Questi aspetti negativi vengono totalmente cancellati nelle boss-fight che seppur non sempre pulitissime, presentano una grande “gioia della lotta”, con combattimenti artigliati e interessanti, multipli approcci possibili e una telecamera molto buona (anche se non perfetta).

Analizzando invece la scrittura, Stellar Blade “fa quello che deve fare”. Anche se in questo caso le influenze di NieR sono fin troppo preponderanti, la storia che si dipana nelle ore di gioco è, seppur non il trionfo dell’originalità, sicuramente godibile e, va detto, alcuni personaggi comprimari, anche grazie a un’estetica “k-pop” di sicuro grande gusto, sono molto intriganti da esplorare. Purtroppo andando avanti e nella storia e nelle peregrinazioni la qualità non si alza, anzi.  Non ho molto apprezzato, invece, la continua insistenza nel proporre dei set di “armature” così tanto provocanti e sexy (se non al limite del pornografico) per la nostra avventuriera. Oltre a non avere alcun tipo di logica in questa scelta, se non per un mero fan-service, la risultanza è di vedere una modella agghindata in modo succinto scorrazzare per lande desolate accerchiata da creature dell’incubo. Abbastanza disturbante e non nel senso buono del termine.

Il combat-system, comunque, come ho scritto in precedenza è sicuramente godibile e anche l’estetica generale del mondo di gioco sa il fatto suo. Oltre a NieR, un altro punto fermo è Horizon così come Cyberpunk 2077, ma attorno a questi poli si sviluppa poi l’originalità del titolo coreano. Il comparto grafico in modalità performance (quella che ho scelto durante la mia avventura) ha fornito dei paesaggi spettacolari, una field of view veramente ottimale, anche se di tanto in tanto le texture avevano delle fluttuazioni verso il basso un po’ strane. I consumabili, a parte un paio, sono sempre molto di più di flavour che altro e in definitiva Stellar Blade è un buon ottimo titolo, che raggiunge, a mio avviso, il 7.1. Se dovessi eleggere la cosa migliore è, sicuramente, il sistema di “contro-parate/teletrasporto” che, una volta sbloccato, permetterà alla nostra protagonista non soltanto di deflettere l’attacco nemico, con il giusto tempismo, ma anche di “apparire” alle sua spalle per potergli fare un attacco potenziato.  Insomma “non il titolo della vita”, e va bene, lo avrete capito, ma sicuramente uno di quei videogiochi che se investirete tempo su “di lui” non vi deluderà. Almeno troppo ecco.

 

Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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