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La Divina Commedia nelle illustrazioni minimali di Matteo Berton

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La Divina Commedia l’abbiamo sentita declinata in tutte le salse. Dalla professoressa alla recita teatrale, da Vittorio Gassman a Roberto Benigni, che la sa pure a memoria. Non stiamo a spiegare perché  il poema di Dante sia il più famoso nel mondo, ma ci interessa capire come il viaggio nell’aldilà possa risultare nuovo a chi non ne può più di sentire “Nel mezzo del cammin di nostra vita…”

Abbiamo trovato su Behance un progetto molto figo di un illustratore pisano, il ventisettenne Matteo Berton, che ha illustrato La Divina Commedia in un adattamento per bambini che non mancherà di piacere agli adulti, per via del suo tratto minimale e stilizzato, ma allo stesso tempo deciso e molto potente.

 

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Inferno, Purgatorio e Paradiso, il viaggio più famoso di tutti i tempi, rivisto in un maniera molto originale. D’altra parte Matteo è uno di quelli bravi, ha già lavorato per New York Times, Timberland e Feltrinelli, giusto per dirne tre che farebbero crepare d’invidia più di un collega.

L’abbiamo contattato per fargli qualche domanda sul suo lavoro.

 

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Ci siamo innamorati della tua Divina Commedia. Quali sono i tuoi ferri del mestiere? Lavori in digitale, a mano o una combinazione dei due stili?
Da un anno a questa parte mi sono completamente convertito al digitale. Prima cercavo di unire le due cose lavorando prima a matita alle bozze e dopo ripartendo da capo al computer per il definitivo, ma mi sono reso conto che questo metodo oltre ovviamente a portarmi via tempo era anche meno intuitivo, non riuscivo a collegarli bene in un unico flusso di lavoro. Ora dallo sketch all’illustrazione finita sto davanti al computer e mi accorgo che così non c’è una differenza precisa tra sketch e definitivo, c’è semplicemente il disegno più finito o meno finito.

 

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Nel tuo curriculum ho letto di collaborazioni molto importanti, tra cui il New York Times. Come sei arrivato al giornale più famoso del mondo?
Sotto il consiglio di miei amici illustratori mi sono fatto coraggio e ho scritto ad un art director del New York Times chiedendogli di poterlo incontrare nel periodo in cui io sarei stato a New York per l’inaugurazione della mostra alla Society of Illustrators alla quale partecipavo. Lui accettò di incontrarmi e poco dopo mi diede il primo incarico (forse aveva paura di dimenticarsi di me. Feci molti bozzetti, ma alla fine ne inviai solo tre, di questi ne scelsero uno, inviai la versione finita e senza aver niente da dire la pubblicarono. I tempi del giornale sono stretti, una volta accettati i bozzetti l’art director non ha tempo di rivedere il definitivo, per questo è importantissima la fase iniziale di ideazione e confronto.

 

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Con una tavolozza limitata di colori sei riuscito a rendere perfettamente la trilogia dantesca. Com’è nato questo lavoro?
Immergersi nel mondo di Dante è stato bellissimo e percorrere con lui Inferno, Purgatorio e Paradiso mi ha ricordato come alcune cose non fossi mai riuscito ad immaginarmele diversamente da come le avevo viste nelle illustrazioni di Doré o nelle forme ancora più stereotipate dell’immaginario medievale. Quindi ho deciso di impegnarmi a trovare il mio punto di vista e di concentrarmi sugli elementi io cui io trovavo un fascino particolare. La scelta dei colori e di riprendere le miniature medievali è stata una scelta grafica, il rosso e il blu mi sono serviti a dipingere il contrasto tra inferno e paradiso mentre le miniature a contestualizzare la storia.

 

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Cosa stai disegnando in questi giorni?
Il progetto a cui sto lavorando è un adattamento a fumetti di Viaggio al centro della terra di Jules Verne. In realtà ci sto lavorando già da un paio di anni e si può già vedere qualcosa sul mio sito, ma negli ultimi mesi mi sono dedicato solo a questo e spero di riuscire a finirlo entro la fine dell’anno.

 

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Simone Stefanini

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