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Come riconoscere un idiota digitale, grazie al Manuale illustrato di Diego Cajelli

Illustrazione di Ale Giorgini

 

Diego Cajelli è uno sceneggiatore, fumettista, conduttore e cabarettista (nonché contributor di Dailybest). In effetti è un sacco di cose, anche scrittore ed è animato da un’insana voglia di debellare l’idiozia digitale. Lo ha fatto catalogandola nel suo Manuale Illustrato dell’Idiota Digitale, edito per Panini Comics. Un compendio indispensabile per riconoscere a prima vista tutte quelle espressioni che fanno di un comune utente social un bufalaro, complottaro, buongiornissimista, iracondo, clickbaiter e tutta la varia umanità che popola la rete.

Condividi se… Dimettiti!, Olio di palma, alcune tra le espressioni incriminate. Si va dalla A di Alberghi di lusso, in cui alloggerebbero secondo molti gli extracomunitari a spese nostre e si finisce con la zeta di Zanzare, che secondo alcuni potrebbero trasmettere il virus Zika.

 

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All’interno del manuale, le illustrazioni di Simone Angelini, Stefano Antonucci, Luca Bertelè, Alberto Corradi, Daw, Massimo Giacon e Ale Giorgini, che ha firmato anche la copertina.

Abbiamo fatto qualche domanda a Diego, che non sembra troppo fiducioso riguardo la possibilità di invertire la rotta dell’idiozia sui social.

 

C’è stato un fatto scatenante che ti ha fatto dire “basta non se ne può più di idioti digitali” oppure è stato un lento crescendo?
Sì, più o meno nel 2015, ho deciso che il livello di fuffa aveva superato il livello di guardia e mi sono inventato la campagna #avoistabene? dove chiedevo ai brand se sapevano in quali siti compariva la loro pubblicità. La risposta è stata no, e hanno iniziato a togliere banner da siti bufalari. Ho anticipato un po’ il processo che ha messo in moto Google recentemente. Il fatto scatenante è stata la panzana delle due cooperanti italiane rapite in Siria che avevano fatto sesso con i loro rapitori.

 

Qual è la frase tipica dell’idiota che sopporti meno?
Meditate gente, meditate. Che è, in pratica, fare i capitani del pensiero libero controcorrente, usando il claim di uno spot televisivo degli anni ’80. E tutte, sottolineo tutte, le panzane legate alla fantamedicina. Anche l’abuso di quantico e quantistico mi provoca conati.

 

Oggi l’odio e la polemica fanno traffico, like e vincono sui social. C’è un modo per riportare il confronto a toni civili?
No. A mio avviso tutto è irrimediabilmente perduto. Bisogna tirare una riga e ricominciare da capo. Non si recupera, si può soltanto tentare di rifare.

 

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Come si riesce a contrastare un contatto che, una volta confutata la bufala che ha condiviso, ti risponde che comunque ha ragione lui?
Non si può. Infatti io non credo nel confronto. Il web odierno contraddice in modo netto come Berners Lee aveva concepito il web. Dimmi tu come possa migliorare la mia “esistenza reticolare nel mondo” l’avere a che fare con un idiota.

Quali sono le offese più curiose che ti arrivano quando pubblichi qualcosa che viene ritenuto offensivo sul tuo blog?
Vengo bacchettato continuamente per i miei toni, perché, si sa, nel modo fatato del web di massa, dove il pensiero di un celenterato rabbioso vale tanto quanto quello di un Premio Nobel, anzi di più perché il Premio Nobel è legato alla casta dei poteri forti, i miei toni irritano perché sottolineo le loro idiozia.

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Simone Stefanini

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