La blatta sulla copertina dell'edizione Coconino
Se c’è una cosa che abbiamo capito nel leggere Il Mar delle Blatte di Tommaso Landolfi è quanto Coconino abbia fatto bene, per la prima volta, a proporre in volume unico questa particolarissima (ri)lettura. Già perché Landolfi non è solamente uno dei grandi autori misconosciuti della nostra letteratura, ma anche uno scrittore modernissimo e dallo sguardo praticamente unico nel desolante e pervicacemente accademico panorama della nostra cultura. Ecco allora che Filippo Scòzzari, outsider per eccellenza del fumetto nostrano, non poteva che essere il migliore interprete del “gran barocco”.
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Ok. Ma che libro è Il Mar delle Blatte? Sostanzialmente siamo davanti a un racconto di pro-fantascienza allucinata in cui misteriose e inquietanti figure si muovono in una storia senza tempo (o meglio, ambientata in un generico tempo presente che diventa ben presto tempo indistinto) nel quale si assiste a un viaggio -non si sa bene per chi non si sa bene per cosa- alla volta del misterioso Mar delle Blatte. Un luogo fisico, ma anche e soprattutto onirico sulla quale si ergono i tre principali protagonisti che contribuiscono a rendere iconico il racconto.
Il Gran Variago, nerboruto e dispotico capitano della nave, la giunonica Lucrezia, femme fatale per eccellenza e il verme azzurrognolo, vero e propio main character de ll Mar delle Blatte, disegnato in modo sublime da Scòzzari mescolando inquietudini da miniaturista del medioevo con elementi che ricordano i cartoni animati. Questo animaletto viene altresì descritto dallo stesso Landolfi non tanto con dovizia di particolari ma, nella sua prosa barocca, quasi per sottrazione, aumentandone il fascino e il mistero.
Il Mar delle Blatte si presenta come un volume assolutamente da avere per chi ama non solo l’arte del fumetto, ma proprio quella del racconto in senso generale. Va anche detto che l’edizione di Coconino è arricchita da una gustosissima prefazione dello stesso Scòzzari (che racconta l’ingarbugliata vicenda editoriale con tanto di “folle volo” delle tavole originarie) e una postfazione di Landolfo Landolfi che analizza il proprio operato da un’angolatura molto interessante: la propria presenza nei testi e nelle filosofie di Franco Battiato e Marco Castoldi in arte Morgan.
Un grande affresco all’alterità del pop: una storia magnifica che rischiava di essere perduta per sempre nel mare magnum dell’editoria e che, per fortuna, oggi possiamo leggere e rileggere con la quasi scontata colonna sonora rappresentata da Blatte di Colombre ft. IOSONOUNCANE no?
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