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Home Libri

L’essenza di una Musa: un’egida chiamata Arte

by Mattia Nesto
29 Luglio 2024
in Libri
L’essenza di una Musa: un’egida chiamata Arte

Aya Fumino torna con L’essenza di una Musa, un’opera strana, con qualche inciampo ma anche tanti momenti da ricordare.

Il cofanetto di L’essenza di una Musa

L’essenza di una Musa, opera di Aya Fumino, già autrice dell’ottimo Adolescenza maledetta (pubblicate entrambe da J-Pop), è stata una lettura che mi ha messo in difficoltà. Già perché, vi confesso, ero molto curioso di tornare a conoscere l’arte di Fumino che, appunto, avevo apprezzato nell’opera precedente. Eppure questo manga in tre volumi mi ha, giustappunto, messo in difficoltà, specialmente sulle prime battute a causa di un tratto che, almeno a mio gusto, ho ravvisato come troppo incerto e, in alcuni momenti, decisamente non di livello. Soprattutto la descrizione dei volti maschili mi è parso, a parte qualche, anche lodevole, eccezione, troppo maldestro, quasi “nocivo” alla lettura, lettura per altro non semplice, proprio per la struttura stessa dell’opera. Miyu Seno, la nostra protagonista infatti, sarebbe quella che Italo Svevo definirebbe come “un’inetta della vita”, ovvero una ragazza quasi terrorizzata dal giudizio altrui, tanto da “schiacciarsi” alla vulgata comune, finendo per essere una ragazza del tutto priva di personalità. Nonostante le prime battute, anche in fatto di sceneggiatura, mi avessero affaticato la lettura e non poco sono arrivato al secondo volume e qui la svolta. Malgrado i disegni mi siano continuati a parere il grande punto debole dell’opera, la trama prendeva il volo. Seguire Miyu alla disperata ricerca di un senso nella propria vita per poi, forse, trovarlo in una affannosa rincorsa nei confronti della pittura mi ha appassionato.

La copertina del primo volume di L’essenza di una Musa

In particolare modo ho adorato (e nel terzo volume questa caratteristica “esplode”) l’abilità di Fumino di rendere polifonico il suo manga nonostante la protagonista univoca. Infatti man mano che proseguiamo nella lettura diventiamo spettatori anche del punto di vista degli altri personaggi che entrano in contatto con la nostra protagonista, andando a comprendere perciò meglio le motivazioni di questo o quel comportamento e, soprattutto, andando a svelare gli eventuali fraintendimenti della nostra aspirante artista. A livello di scrittura, proprio di battute, gli scambi con la madre fanno male al cuore e Aya Fumino non fa alcun tipo di sconto alla lettrice o al lettore di turno. Si scava nel profondo, andando a denunciare non solo la condizione della donna giapponese ma anche e soprattutto della “persona giapponese” in generale, costatatamene pressata nel giudizio di una società che non fa alcun tipo di sconto.

La, magnifica, copertina del terzo volume di L’essenza di una Musa

E così, andando avanti nella lettura “il gradiente” di apprezzamento per L’essenza di una Musa è continuato ad aumentare per poi arrivare al suo acme nelle battute finali, niente affatto scontate. Ecco perché serbo con me un ricordo positivo di un’opera senza ombra di dubbio non perfetta, anzi che “denuncia” più di un’incertezza da parte dell’artista ma anche che conferma, una volta di più, il suo status, appunto, di “artista” a tutto tondo. Fumino non è una mangaka da “un’opera d’esordio e via” ma un’artista in grado di raccontare, con bruciante e violenta sincerità, uno spaccato di mondo, presentando al tempo stesso una sorta di parodia di una classica storia “shojo”, con una protagonista che pur perseguendo i “valori” e gli stilemi di questi racconti, inevitabilmente, sbaglia tutte le scelte e inciampa. Solo quando riuscirà ad affrancarsi da questi binari pre-impostati, sia dalla società sia dalle “storie di genere”, riuscirà, abbracciando la sua speciale egida, ovvero una tela per dipingere, ad essere finalmente libera e se stessa. Un racconto potentissimo.

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Mattia Nesto

Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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