“Il Riocontra nasce in dastra, come tutte le riasto vere”. Chiaro, no? Come tutte le cose belle ed efficaci, bastano poche parole per spiegare il Riocontra, lingua di strada nata a Milano che vuole conquistare tutta l’Italia. L’importante è non dimenticarsi mai alcune certezze: il rosbi è male, l’ozi è bene. L’abbiamo definita lingua, ma forse non è così corretto. Come spiegano i fratelli Di Nobru nel loro libro Il Riocontra Illutostra, (che verrà presentato sabato 14 a Milano in Santeria Paladini) il Riocontra è più uno stato d’animo, una volontà di sovvertire il linguaggio e la realtà alterandola, mettendo alcuni pezzi fuori posto.
“La parlano i nobambi, ma anche gruppi di chiove; la sentirete dai drola, dai cispa e da tutti i frequentatori della teno, ma anche da qualche insospettabile. Non sorprendetevi, quindi, e ricordatevi che la dastra vi guarda”. Ok, l’avete capito: il Riocontra gioca sull’inversione di alcune sillabe, in particolare l’anticipazione dell’ultima, ma mai parlare di regole ai fratelli Di Bruno, perché la risposta è chiara: “No, fermo un attimo ozi, mi sa che non hai tocapi uno zoca. Il Riocontra non ha regole. Anzi, l’unica è il Nosuo. Se suona di damer non è Riocontra”.
Niente regole, quindi, ma non vi preoccupate: nel libro Il Riocontra Illutostra un po’ di spiegazioni ci sono, ma soprattutto c’è la presentazione di alcune figure chiave di questo mondo, da approfondire con appositi esercizi, perché si sa che non c’è niente di più serio delle cose che non lo sono. Se pensate che si tratti di qualcosa che possa durare solo per alcuni secondi, vi sbagliata: la più lunga conversazione in Riocontra ha raggiunto i 30 giorni, ma essendo qualcosa di clandestino non è stata documentata. Del resto, la resistenza e l’abilità non possono che venire con l’allenamento: “È come rescopa: conta solo la pratica”, chiosa con efficacia Nigiova Di Nobru.
L’impressione della supercazzola è dietro l’angolo, ma occhio: “Se usi il Riocontra per fare il gofi, sei un boba di gnole”. Severo, ma giusto.
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