Con malinconica eleganza, Anaïs Flogny ci regala un bellissimo graphic novel dal titolo Rive lontane.
Se c’è un sentimento che domina Rive lontane, il bellissimo volume di Anaïs Flogny pubblicato da Bao Publishing, è la nostalgia, la nostalgia, mi verrebbe da dire “cosmica” per qualcosa che bene non si è mai afferrato o, ancora meglio, che si è sperimentato solo per un periodo tanto breve e tanto volatile da non essersene quasi accorti. Nel rapporto di dipendenza, sussistenza, amore, odio tra Jules e il suo compagno Adam, infatti, vengono espressi bene queste sfere d’emozioni, immersi in una storia violenta di mafia e affari (sporchi) tra gli anni Trenta e Sessanta del Novecento.
La prima cosa che balza agli occhi del segno stilistico dell’artista francese è, senza ombra di dubbio, l’eleganza dei volti e dei corpi di questi giovani uomini vestiti con completi eleganti. Pagina dopo pagina infatti, mi sono accorto di come anche se non fosse esistita nessun tipo di storia (e invece esiste ed è ben carnosa e corposa) mi sarebbe pure andato bene: infatti il campionario di pose plastiche e “studi anatomici” dei corpi vale, da solo, il prezzo del biglietto. Tuttavia, come ho avuto modo di ricordare prima, la storia c’è è un racconto che si potrebbe riassumere come una, più o meno classica, “gangster-story”. Assieme a Jules, che in realtà si chiama Giuliano, facciamo la conoscenza degli “Uomini d’onore” della Chicago di inizio anni Quaranta, dei rapporti di potere e, soprattutto, di come, volenti o nolenti, si possano scalare le gerarchie della “Famiglia”.
La storia, tuttavia, non è sempre concentrata su questo versante delle cose, anzi per il maggior numero di tempo insiste, giustamente, sul rapporto di amore-mutuo soccorso tra i due uomini che dominano la scena: uno più grande, più esperto e, forse, più disincantato, l’altro più giovane, ingenuo e sognante. Il gioco a due funziona bene e funziona ancora meglio quando entra nella “danza” un terzo figuro, un giovane ragazzo sempre legato all’ambiente malavitoso, che è una specie di simbolo del vivere “senza pensieri”, alla giornata, godendosi la vita a morsi possenti perché, in fondo in fondo, si sa che la festa finirà presto. L’artista francese è bravissima a tenere sempre viva l’attenzione del lettore nonostante, se dovessi dare un giudizio piuttosto brutale sulla trama, “il colpo di scena” è abbastanza telefonato.
Al di là di questo aspetto, secondo me importante ma non fondamentale, Rive lontane è un magnifico graphic novel, colorato, per altro, benissimo, con quelle campiture di ocra e di blu-violetto che ben rintuzzato l’azione delle vignette. E il finale, o per meglio dire ancora la parte finale, con quel rosso purpureo che quasi esplode nel tramonto marittimo è un grand final.
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