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Tutta sola al centro della Terra: chanson egocentrique

Tutta sola al centro della Terra, ovvero l’arte della polifonia in singolo.

.La copertina di Tutta sola al centro della Terra

Il fumetto Tutta sola al centro della Terra di Zoe Thorogood probabilmente solo cinque anni fa non mi sarebbe affatto piaciuto. E non perché questa novità pubblicata da Bao Publishing sia disegnata male (in realtà il tratto delizioso), impostata in modo troppo semplicistico (la sceneggiatura è, dolorosamente, sincera) o perché le vicende qui narrate siano in una certa qual misura poco interessanti (sono episodi quanto mai significativi di cosa voglia dire vivere su questo parte del pianeta Terra), piuttosto perché lo avrei trovato ridondante dal punto di vista del ritmo. Già perché il ritmo di narrazione, quanto mai zoppicante e traballante, non per caso ma una precisa scelta, mi avrebbe non dico irritato ma, certamente, non mi avrebbe trovato interessato. E invece oggi, a “cinque anni di distanza da quell’ipotetico me”, sono qui per dirvi che Thorogud è, ancora una volta, cresciuta come fumettista senza ombra di dubbio e, forse, anche come persona (anche se non ho elementi concreti per stabilirlo).

Tutta sola al centro della Terra racconta, in soldoni, un periodo molto preciso per la fumettista inglese, ovvero quello immediatamente successivo al suo primo vero successo nel mondo dei comics, a come si sia trovata a gestire una popolarità crescente in un momento così difficile come la pandemia e, ultimo non ultimo, come sia rimasta invischiata nelle proprie paure di sempre, ovvero l’ansia, la depressione e, in qualche misura, una piccola/grande sindrome dell’impostore.

De facto questa storia non ha dei veri altri personaggi che non siano la stessa Zoe ma, incredibilmente, questa “finta” polifonia funziona perché, piano piano, il lettore capisce il gioco dell’autrice. In realtà questo, infatti, è un viaggio nella sua mente e nella sua intimità. Fino all’ultimo mi sono chiesto se fossi, più o meno, invitato ma, verso la fine di questa esplorazione mi sono chetato: ero su un treno regionale, a sfogliare le ultime pagine e mi sono tranquillizzato. Non ero forse l’invitato principale ma neppure un intruso: Thogorud ha scritto questa storia per essere condivisa e questo ho fatto io, condividere i miei pensieri con quanto stavo leggendo, in un mutuo scambio che ho trovato molto gradevole. Inoltre, “il finale sospeso”, ha risuonato in me come una mossa di alta classe. Ecco perché Tutta sola al centro della Terra mi è piaciuto e, in fondo in fondo, mi sarebbe piaciuto pure cinque anni fa.

Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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