Compie 19 anni Moon Safari, il disco perfetto degli Air

Nel 1998 il duo francese ha reso popolare l’elettronica retro-futurista, vintage e di classe, che ha ispirato un sacco di artisti e che conserva oggi la sua bellezza senza tempo

Musica
di Simone Stefanini facebook 16 gennaio 2017 17:25
Compie 19 anni Moon Safari, il disco perfetto degli Air

Il 1998 è un anno strano per gli appassionati di musica italiani: il grunge non esiste quasi più, in classifica c’è il rock con le sue chitarre sempre meno taglienti, di canzoni come I Don’t Want To Miss a Thing degli Aerosmith o Iris dei Goo Goo Dolls. Il primo italiano a comparire è Alex Britti con Solo una volta (o tutta la vita), in mezzo a un sacco di musica che oggi la ascoltiamo solo nei dj set a tema nostalgia: Natalie Imbruglia, i Savage Garden o Ricky Martin. La poca elettronica che funziona è quella tamarrissima da autoscontro al Luna Park.

Guardati dal di fuori, non sono esattamente gli anni più ispirati musicalmente, ma come una cometa-furgone spaziale, giunge a noi dalla Francia un gioiello che ha fatto scuola. Si tratta dell’album Moon Safari degli Air, un duo parigino formato da Jean-Benoît Dunckel, ex professore di matematica e Nicolas Godin, neo laureato in architettura. Non proprio due rockstar come i capelloni che si trovano in cima alle classifiche.

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Eppure, con un video in heavy rotation su MTV come Sexy Boy, si impongono anche al nostro pubblico meno, diciamo, levigato rispetto ai cugini francesi. Con Moon Safari, gli Air (acronimo per Amour, Imagination, Rêve) vengono osannati dalla critica, che ne definisce il sound un nuovo modo di intendere l’elettronica, che avrebbe da lì in avanti aperto la strada all’elettronica raffinata, perfetta per essere ascoltata in relax, in una serata di chill out di classe.

Non pensiate però che stiamo parlando di un album buono solo per i giornalisti di settore. Ha venduto 2 milioni di copie in tutto il mondo, non propriamente noccioline.

 

Al suo interno, una miscela di suoni di sintetizzatori vintage e vocoder che si fondono con gli strumenti veri, quali batteria, basso, chitarre e archi. Uno stile unico che unisce il glam pop con la psichedelia e la musica di Ennio Morricone, creando una firma retro-futurista che detterà il tono del decennio successivo, insieme ai conterranei Daft Punk.

La musica degli Air è sinuosa e sembra arrivare da un episodio della serie classica di Star Trek, in cui i colori sono vividi e gli effetti speciali talmente ridicoli da risultare bellissimi. Il loro tocco è sempre morbido, sia che suonino pezzi più adatti al dancefloor come Kelly Watch The Stars, sia che si involino in esperimenti meno controllati e più liberi come La Femme D’Argent.

I due raggiungono l’apice col paio di canzoni cantate dall’ospite Beth Hirsch: All I Need e You Make It Easy, due pezzi pop romantici e malinconici, intrisi di bellezza senza tempo.

 

Purtroppo gli Air non sono più riusciti a raggiungere l’intensità del loro capolavoro, che oggi compie 19 anni, nonostante la bellezza della colonna sonora di The Virgin Suicides di Sofia Coppola del 2000. Non che gli album successivi siano stati brutti, ma mai così rivoluzionari da poter dare rilevanza e successo a un genere precedentemente di nicchia, che è stato saccheggiato in seguito da band come Cassius, M83, Röyksopp e Zero 7.

Un’ultima curiosità: la copertina e i video di All I Need, Kelly Watch The Stars e Sexy Boy sono firmati da Mike Mills, regista del bel film Thumbsucker e marito di Miranda July.

Quanto erano avanti gli Air, signora mia.

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