La nostra playlist settimanale
Cloud Nothings – The Shadow I Remember
Aprendo la scaletta del loro ottavo lavoro in studio con una traccia che s’intitola Oslo, i Cloud Nothings confermano quanto la matrice geografica estrosa sia un aspetto caratterizzante di ogni band indie\hipster che si rispetti, a qualunque latitudine, un meccanismo che si rivela uguale tra le schitarrate dei gruppi stranieri come nelle strofe ben scritte dei cantautori itpop nello Stivale. Se dovessi scegliere un’immagine per descrivere la band dell’Ohio utilizzerei il tortino morbido al cioccolato. Al di là di una patina grezza e rumorosa, anche i CN nascondono un cuore tenero. L’unico difetto della compagine capitanata da Dylan Baldi, in un certo senso, si rivela anche il loro più grande pregio: i Cloud Nothings assomigliano terribilmente agli Strokes, ma in salsa emo.
Marco Beltramelli
Julien Baker – Little Oblivions
Parlare di Julien Baker, in tutti questi anni, significa parlare di un’artista che non sbaglia un colpo. Anche nel suo nuovo disco, Little Oblivions, l’autrice statunitense si è dimostrata all’altezza della fama che la precede. Accompagnando le sue classiche liriche auto celebrative con il sound indi folk che la contraddistingue, la Baker è in grado di raccontarci storie a metà tra l’introspezione personale e il manifesto generazionale. Hardline, ad esempio, è un pezzo commovente, provate ad ascoltarlo e trattenere le lacrime.
Mattia Nesto
King Gizzard and the Wizard Lizard – L.W.
Non è più il 2017, e i King Gizzard and the Wizard Lizard non sono più immersi nel furore bacchico che gli faceva pubblicare cinque album in dodici mesi. Tuttavia è il 2021, e la combriccola di folli australiani è tornata con L.W., completamento della trilogia dall’accordatura microtonale. Niente di nuovo sul fronte dello stile: il picco psichedelico, le influenze mediorientali, ma il momento migliore arriva verso la fine, quando il lavoro inizia a prendere delle derive stoner che poco ci saremmo aspettati. Il re ventriglio ha solidificato il suo sound negli anni, e sebbene L.W. non brilli come il precedente K.G., riesce a essere un porto sicuro per le orecchie e un trip piacevole per la mente.
Gabriele Vollaro
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