Nel dibattito politico italiano torna alla ribalta la questione delle ispezioni parlamentari nei Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR), a seguito delle novità contenute nel disegno di legge sull’immigrazione in fase di approvazione.
La bozza del provvedimento, ancora non ufficialmente pubblicata nella sua versione definitiva, ha già scatenato un acceso confronto tra maggioranza e opposizione, in particolare per un articolo che sembrerebbe limitare l’accesso libero dei parlamentari ai CPR, restringendo così le prerogative ispettive sancite dalla normativa vigente.
Le nuove disposizioni sulle ispezioni parlamentari nei CPR e la reazione dell’opposizione
Secondo quanto emerge dall’ultima bozza, le visite ai CPR sarebbero consentite ai membri del Governo e del Parlamento nazionale, ma con una significativa limitazione: l’accesso sarebbe concesso solo per la facoltà di colloquiare con gli stranieri presenti nei centri che ne fanno richiesta, e non più con la piena libertà di ispezione attualmente garantita dalla direttiva Lamorgese del 2022. Questa modifica ha suscitato un’immediata e dura reazione da parte di esponenti di Pd, Avs, M5s e +Europa, con Riccardo Magi che ha definito la norma «molto grave» e ha chiesto l’immediata rimozione del passaggio dal testo in arrivo al Parlamento.
L’opposizione sottolinea come la restrizione delle visite ispettive rappresenti un ostacolo alla trasparenza e al controllo delle condizioni di detenzione nei CPR. Magi ha inoltre evidenziato l’assurdità di limitare l’accesso parlamentare solo ai colloqui su richiesta dei migranti, poiché «nessuno degli ospiti dei CPR conosce i parlamentari che andranno in visita». In questo senso, l’attuale disciplina garantisce un controllo più efficace e diretto sulle strutture e sulle condizioni di trattenimento.
Dal Ministero dell’Interno, il Viminale ha immediatamente smentito ogni intenzione di limitare le prerogative parlamentari, spiegando che la nuova norma intende semplicemente «mettere ordine» sul ruolo degli accompagnatori dei parlamentari durante le visite. Tuttavia, Riccardo Magi ha definito questa giustificazione una «retromarcia» che necessita di una riscrittura perché la formulazione attuale coinvolge chiaramente anche gli stessi parlamentari.
Il dibattito si inserisce nel più ampio contesto della politica migratoria del Governo guidato da Giorgia Meloni, che ha recentemente definito la riforma come una «promessa mantenuta» e ha chiesto un’accelerazione dei lavori parlamentari per approvare il pacchetto legislativo sull’immigrazione. Il disegno di legge, che prevede anche una delega di sei mesi per attuare il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, è visto dalla maggioranza come uno strumento fondamentale per «archiviare la stagione delle porte aperte e dell’immigrazione incontrollata», come sottolineato dal vicepremier Antonio Tajani e documentato nei dossier di Fratelli d’Italia.
La premier Meloni ha lanciato una sfida alle opposizioni, invitandole a contribuire concretamente alla sicurezza nazionale piuttosto che limitarsi a criticarla in televisione. Nel frattempo, il ddl deve ancora essere autorizzato alla trasmissione dal Quirinale, prima di poter essere inserito ufficialmente all’ordine del giorno delle Camere. Parallelamente, il Governo sta portando avanti altri provvedimenti importanti, come il pacchetto sicurezza approvato di recente e le norme per lo sblocco del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, oltre al decreto Pnrr approvato a fine gennaio, che confermano il ritmo serrato dell’agenda legislativa dell’esecutivo.
