Il Governo italiano ha dato il via libera a un nuovo disegno di legge sull’immigrazione, che introduce una serie di misure sia per recepire le nuove normative europee previste dal Patto per la migrazione e l’asilo, sia per rafforzare il controllo e la gestione dei flussi migratori sul territorio nazionale.
Questo testo, che ora passerà al vaglio del Parlamento senza un termine prefissato per la discussione e l’approvazione, prevede novità significative, dal possibile blocco navale fino al rafforzamento delle regole nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR).
Disegno di legge sull’immigrazione: stretta del Governo
La prima parte del disegno di legge si allinea con le norme europee che entreranno in vigore a giugno 2026. Tra le principali innovazioni, il Governo viene autorizzato ad adottare decreti attuativi entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, per adeguare l’Italia al Patto europeo per la migrazione e l’asilo. Le nuove regole coinvolgono diversi ambiti, tra cui:
- Le modalità di assegnazione della protezione internazionale;
- Procedure comuni per i rimpatri;
- La gestione dell’asilo, con la possibilità di assegnare i richiedenti a precise aree geografiche, cui non possono sottrarsi anche se non detenuti;
- La gestione delle situazioni di crisi, con la possibilità per gli Stati membri di richiedere sostegno all’Unione Europea.
Uno dei nodi più dibattuti riguarda la definizione dei cosiddetti “Paesi terzi sicuri”. Il Parlamento Europeo ha stabilito che le domande di asilo presentate da migranti provenienti da questi Paesi saranno sottoposte a procedure accelerate, con minori garanzie. La lista dei Paesi terzi sicuri è definita dall’UE, ma il disegno di legge italiano introduce una procedura nazionale che consente di designare ulteriori Paesi sicuri, diversi da quelli indicati a livello comunitario.
Una delle novità più controverse riguarda la possibilità di istituire un blocco navale per impedire l’ingresso nelle acque territoriali italiane di alcune imbarcazioni, in particolare quelle delle ONG impegnate nei salvataggi in mare. Il Governo potrà attivare il divieto “nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale”, come il rischio concreto di atti terroristici, una pressione migratoria eccezionale, emergenze sanitarie di rilievo internazionale o eventi internazionali di alto livello. Il divieto può durare da un mese fino a sei mesi, con sanzioni fino a 50.000 euro per chi non lo rispetta e la confisca della nave in caso di reiterazione.
Sul fronte dei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR), la legge introduce regole stringenti che limitano fortemente le libertà dei trattenuti. Ad esempio, è vietato portare con sé il cellulare: il dispositivo viene trattenuto dal personale di sicurezza e può essere riconsegnato solo per effettuare chiamate attraverso telefoni fissi interni. Se il cellulare dispone di fotocamera, invece, non verrà più restituito, eliminando così la possibilità di registrare video o scattare foto all’interno della struttura. Anche le visite di familiari e difensori legali saranno soggette a rigide autorizzazioni e prenotazioni anticipate.
Un’importante modifica riguarda il ruolo dei giudici nella convalida dei trattenimenti migratori. Il disegno di legge stabilisce un termine perentorio di 48 ore per decidere sulle richieste di convalida, con l’obbligo di concederla salvo che non si rilevi la “manifesta insussistenza dei requisiti”. Tuttavia, non potrà più essere invocato come motivo di insussistenza l’allontanamento verso un Paese di origine sicuro, classificato dall’Unione Europea o dal governo italiano stesso.
Inoltre, anche in attesa della decisione giudiziaria, il trattenimento o l’allontanamento possono proseguire se la persona è considerata una minaccia per l’ordine pubblico, ad esempio se condannata, anche con sentenza non definitiva. Il disegno di legge amplia drasticamente l’elenco dei reati che comportano espulsioni automatiche per cittadini stranieri non italiani, includendo reati contro l’ordine pubblico, la famiglia, la persona e il patrimonio. Non sono previsti margini di discrezionalità per il giudice: la condanna comporta obbligatoriamente l’espulsione.
Infine, vengono inasprite anche le condizioni per i ricongiungimenti familiari, con un aumento significativo dei requisiti economici necessari per far arrivare i familiari in Italia. L’iter parlamentare, che potrebbe allungarsi, sarà decisivo per definire l’impatto concreto di queste norme, che segnano un cambiamento significativo nella gestione dell’immigrazione in Italia, in linea con le tendenze europee più restrittive.
