A poco più di un mese dal referendum confermativo sulla riforma della giustizia, gli italiani mostrano ancora un quadro di incertezza sia sulla partecipazione al voto sia sul merito della legge.
Un sondaggio aggiornato dell’Istituto “Only Numbers”, realizzato per il programma Porta a Porta, rivela una situazione fluida con un sostanziale equilibrio tra favorevoli e contrari, ma una quota crescente di indecisi che potrebbe rimescolare le carte nelle prossime settimane.
Referendum sulla riforma della giustizia: il quadro degli orientamenti
Secondo il sondaggio, il 35,5% degli intervistati afferma con certezza che si recherà alle urne, mentre il 18% dichiara di non voler partecipare al voto. La fetta più ampia, pari al 45,6%, è invece composta da elettori indecisi, evidenziando come la partita sul referendum sia tutt’altro che chiusa. Tra chi ha già una posizione definita, il “Sì” alla conferma della legge che prevede la separazione delle carriere tra magistrati è in leggero vantaggio, con il 52,5% contro il 47,5% dei contrari. Il margine ridotto sottolinea la rilevanza delle prossime settimane di confronto pubblico e informazione.
Uno dei nodi principali della legge riguarda la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, che verrebbe attuata tramite la creazione di due consigli superiori distinti, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. Su questo punto, il 40,8% degli intervistati si mostra favorevole, mentre il 33,4% si oppone; una quota significativa, il 25,8%, non ha ancora maturato un’opinione, segno di un tema percepito come complesso e poco chiaro a una parte dell’opinione pubblica.
La riforma introduce inoltre una nuova modalità di composizione dei consigli superiori: due terzi dei membri sarebbero magistrati sorteggiati all’interno della categoria, mentre un terzo sarebbe formato da professori universitari o avvocati con almeno quindici anni di esperienza, estratti tramite sorteggio da un elenco approvato dal Parlamento. Anche in questo caso, il consenso è diviso: il 39,7% degli intervistati sostiene la novità, il 34,4% è contrario, mentre il 26% resta incerto.

Un’altra novità rilevante è l’istituzione di una alta corte disciplinare incaricata di giudicare i magistrati. Questo organo sarebbe composto da quindici membri: tre nominati dal Presidente della Repubblica, tre scelti tra professori universitari e avvocati con almeno vent’anni di esperienza, e nove magistrati sorteggiati tra giudicanti e pubblici ministeri. Su questa proposta si registra un consenso più netto, pur senza una maggioranza schiacciante: il 43,6% degli intervistati è favorevole, il 32% contrario e il 24,4% non ha ancora deciso.
Nel complesso, l’analisi dettagliata delle singole componenti della riforma conferma un panorama frammentato, con le novità che raccolgono consensi ma anche una consistente area di incertezza. Questo scenario lascia aperta la possibilità che il dibattito pubblico e le campagne informative nelle prossime settimane possano ancora influenzare significativamente l’orientamento degli elettori sul referendum.
