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Home Salute

Perché ricordiamo solo alcuni sogni: cosa succede davvero nel cervello mentre dormiamo

by Antonio Bastianelli
7 Marzo 2026
in Salute
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uomo che dorme con rappresentazione del cervello attivo durante la fase rem del sonno e dei sogni

Durante la fase REM il cervello resta molto attivo e produce la maggior parte dei sogni - dailybest.it

Ci sono notti in cui ci svegliamo con la sensazione di aver vissuto una storia intensa dentro la mente e pochi minuti dopo quel ricordo svanisce quasi del tutto. In altri casi invece un sogno resta nitido per ore, con immagini, emozioni e frammenti di dialogo che sembrano quasi reali. Questo fenomeno non dipende solo dalla memoria o dalla suggestione, perché negli ultimi decenni la ricerca scientifica ha iniziato a studiare con grande attenzione il rapporto tra sonno, attività cerebrale e ricordo dei sogni.

Durante la notte il cervello non si spegne affatto, al contrario continua a lavorare con ritmi e modalità diverse rispetto alla veglia e proprio queste dinamiche spiegano perché alcune esperienze oniriche riescono a restare nella memoria mentre altre svaniscono quasi immediatamente.

La fase REM e l’attività cerebrale durante il sogno

Gran parte dei sogni più vividi si sviluppa durante la cosiddetta fase REM, una fase del sonno caratterizzata da un’attività cerebrale sorprendentemente intensa. Il termine REM deriva dall’inglese Rapid Eye Movement e descrive il rapido movimento degli occhi che si osserva sotto le palpebre chiuse mentre il cervello elabora immagini e scenari complessi.

Secondo ricerche pubblicate dalla Harvard Medical School e dalla American Academy of Sleep Medicine, durante questa fase alcune aree cerebrali diventano particolarmente attive, soprattutto quelle legate alle emozioni, alla memoria e alla percezione visiva. Strutture come l’amigdala e l’ippocampo partecipano alla rielaborazione delle esperienze vissute durante la giornata e contribuiscono alla costruzione delle immagini oniriche.

Allo stesso tempo le aree della corteccia prefrontale, che nella veglia sono responsabili del pensiero logico e del controllo razionale, riducono la propria attività. Questo squilibrio spiega perché nei sogni possono apparire scene incoerenti o eventi che nella realtà sembrerebbero impossibili ma che durante il sonno vengono accettati senza esitazione dal cervello.

Gli studi condotti con tecniche di neuroimaging mostrano inoltre che durante la fase REM il cervello consuma quantità di energia molto simili a quelle della veglia. Questo dato ha contribuito a cambiare radicalmente il modo in cui la scienza interpreta il sonno, che non è più considerato uno stato passivo ma una fase dinamica e biologicamente molto attiva.

Il legame tra memoria e ricordo dei sogni

Nonostante tutti sogniamo più volte ogni notte, non sempre siamo in grado di ricordare ciò che abbiamo sognato. Gli studiosi spiegano che il ricordo di un sogno dipende soprattutto da ciò che accade nel momento immediatamente precedente al risveglio.

Se una persona si sveglia durante o subito dopo una fase REM, il cervello ha maggiori probabilità di trasferire il contenuto del sogno nella memoria a breve termine. Quando invece il sonno prosegue senza interruzioni, l’esperienza onirica tende a dissolversi rapidamente.

Uno studio condotto dal Lyon Neuroscience Research Center ha osservato che le persone che ricordano più sogni durante la settimana mostrano una maggiore attività nelle aree cerebrali legate all’attenzione e alla percezione dei suoni. Questo suggerisce che il cervello di alcuni individui rimane leggermente più reattivo agli stimoli esterni anche durante il sonno.

Secondo la National Sleep Foundation chi ricorda più sogni tende anche ad avere più micro-risvegli notturni. Si tratta di brevi momenti di veglia che possono durare pochi secondi e che spesso non vengono percepiti coscientemente. In quei pochi istanti però il cervello può registrare il contenuto del sogno e trasformarlo in un ricordo accessibile al risveglio.

Perché alcuni sogni restano impressi più di altri

Non tutti i sogni hanno la stessa probabilità di essere ricordati. Gli studi neuroscientifici indicano che i sogni caratterizzati da una forte componente emotiva tendono a lasciare tracce più persistenti nella memoria. Questo fenomeno è legato all’attivazione dell’amigdala, una struttura cerebrale coinvolta nella gestione delle emozioni.

Ricerche pubblicate su riviste scientifiche come Nature Neuroscience e Sleep suggeriscono che i sogni possono svolgere un ruolo nel processo di rielaborazione delle esperienze emotive. Durante il sonno il cervello sembra riprendere situazioni vissute durante il giorno e integrarle con ricordi più lontani, creando scenari che talvolta appaiono bizzarri ma che potrebbero avere una funzione nel consolidamento della memoria.

Alcuni ricercatori ipotizzano che il sogno rappresenti una sorta di laboratorio mentale in cui il cervello sperimenta combinazioni di immagini e situazioni senza le limitazioni imposte dalla realtà. Questo non significa necessariamente che ogni sogno abbia un significato preciso, ma indica che l’attività onirica è strettamente legata ai meccanismi con cui la mente organizza informazioni ed emozioni.

Il sonno come processo attivo del cervello

Negli ultimi decenni la ricerca sul sonno ha mostrato con sempre maggiore chiarezza che dormire non significa interrompere l’attività mentale. Al contrario il cervello continua a lavorare attraverso cicli complessi che alternano diverse fasi del sonno.

Secondo studi citati dal National Institute of Neurological Disorders and Stroke, durante una notte normale attraversiamo più cicli di sonno che includono fasi profonde e fasi REM. Ognuno di questi momenti svolge funzioni specifiche legate al recupero fisico, alla regolazione ormonale e alla riorganizzazione delle informazioni accumulate durante la giornata.

 

Antonio Bastianelli

Antonio Bastianelli

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