Con l’ultima versione del decreto-legge sulla sicurezza, recentemente approvata dal Governo, arriva una significativa novità per il mondo scolastico, che riguarda il rapporto tra il personale docente, i dirigenti, il personale ATA e la giustizia penale.
La nuova norma introduce un meccanismo di tutela nei confronti di chi opera nella scuola, prevedendo uno scudo penale nei casi in cui un’azione sia chiaramente giustificata dalla legge sin dall’inizio delle indagini.
Come funziona lo scudo penale per docenti, dirigenti e ATA
In passato, quando un episodio coinvolgeva un insegnante, un dirigente scolastico o un membro del personale ATA, anche se l’azione era svolta nell’ambito dei propri doveri e risultava giuridicamente legittima, scattava comunque l’iscrizione nel registro degli indagati. Ciò comportava un impatto significativo sulla reputazione e sulla serenità degli interessati, oltre a possibili conseguenze professionali.
Con la nuova disciplina, invece, viene modificato il procedimento iniziale delle indagini penali. Nel momento in cui emerge che il comportamento contestato si è svolto in presenza di una causa di giustificazione riconosciuta dalla legge, il pubblico ministero non iscrive immediatamente la persona nel registro delle notizie di reato. Il nome dell’interessato viene annotato in un registro separato, con una segnalazione preliminare, evitando così l’immediata qualifica di indagato.
Questo nuovo iter non determina un blocco delle indagini né una cancellazione del controllo da parte dell’autorità giudiziaria, che può comunque procedere con tutti gli accertamenti necessari per verificare i fatti. L’innovazione riguarda esclusivamente il modo in cui viene formalmente trattata la posizione della persona interessata nella fase iniziale del procedimento.
È importante sottolineare che chi riceve questa annotazione preliminare mantiene tutti i diritti previsti dalla legge per gli indagati: può prendere visione degli atti, essere assistito da un difensore di fiducia e essere aggiornato sull’evoluzione del procedimento. La differenza sostanziale risiede nel fatto che non viene subito attribuito lo status di indagato qualora la situazione giuridica sia chiara sin dall’inizio.
Il decreto-legge prevede altresì un’accelerazione dei tempi per la definizione delle indagini. Nel caso in cui non siano necessari approfondimenti ulteriori, il pubblico ministero è tenuto a procedere rapidamente con l’archiviazione del caso. Anche nelle situazioni più complesse, la normativa fissa termini precisi per evitare che i procedimenti si trascinino senza una decisione definitiva.
Questa misura si inserisce in un quadro più ampio di tutela del personale scolastico, riconoscendo l’importanza di garantire serenità e corretto inquadramento procedurale a chi opera quotidianamente nelle scuole italiane, spesso in contesti delicati e complessi.
