La questione dell’abitare lontano dal luogo di lavoro si conferma uno degli ostacoli principali alla stabilizzazione del corpo docente italiano. Molti insegnanti, pur avendo ottenuto un incarico stabile, rinunciano all’immissione in ruolo a causa dei costi elevati di affitti e trasferimenti verso città lontane dalla propria regione di origine.
Per affrontare questa problematica, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha annunciato una novità di rilievo durante un’intervista al Tg1.
Piano Casa e personale scolastico: un nuovo passo per il sostegno ai docenti
Il ministro Valditara ha comunicato che, in accordo con il ministro dell’Interno Matteo Salvini, è stata decisa l’inclusione del personale della scuola all’interno del Piano Casa. Questo provvedimento prevede l’erogazione di benefit significativi per gli insegnanti disposti a trasferirsi nelle regioni del Nord, dove la carenza di docenti rappresenta un problema cronico che influisce negativamente sull’avvio dell’anno scolastico.
“Abbiamo deciso di inserire nel Piano Casa il personale scolastico, per garantire vantaggi concreti a chi sceglierà di trasferirsi nelle aree più critiche dal punto di vista dell’organico”, ha dichiarato Valditara, sottolineando l’importanza di questo intervento per contrastare il fenomeno delle rinunce all’immissione in ruolo e per rendere più attrattive le province del Nord Italia. Il Piano Casa, ancora in fase di definizione, si propone di ampliare l’offerta di alloggi a prezzi calmierati e di facilitare l’accesso alla casa per categorie specifiche, tra cui giovani coppie, famiglie numerose e ora anche il personale scolastico.
La dotazione iniziale ammonta a circa 660 milioni di euro, una cifra ritenuta insufficiente dagli operatori del settore che indicano un fabbisogno complessivo intorno ai 15 miliardi. Per incrementare le risorse disponibili, il governo punta su una combinazione di strumenti finanziari europei e nazionali: fondi come InvestEU, prestiti dalla Banca Europea per gli Investimenti, un fondo rotativo dedicato all’abitare sostenibile e un nuovo fondo istituito presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit), che includerà anche risorse residue del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Parallelamente, si prevede di coinvolgere fondi immobiliari, casse di previdenza e fondazioni private per garantire il raggiungimento dell’obiettivo di realizzare “decine di migliaia di abitazioni a prezzi calmierati”, con un impatto diretto sulla riduzione del disagio abitativo soprattutto nelle grandi città italiane. Secondo le ultime analisi dell’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili), circa 10 milioni di famiglie italiane con un reddito inferiore a 24 mila euro annui si trovano impossibilitate ad acquistare una casa nelle principali città italiane.
In metropoli come Milano, Roma, Napoli, Firenze e Venezia, il costo di un mutuo può superare il 50% del reddito disponibile, mentre per le famiglie più vulnerabili la spesa per l’affitto può superare due terzi delle entrate mensili. Questa situazione è aggravata dalla scarsità di edilizia sociale pubblica: in Italia la quota si attesta al 3,8% del patrimonio abitativo, contro il 16% della Francia e il 29% dei Paesi Bassi. Per questo motivo, il governo ha deciso di rilanciare i progetti di social housing e di portare a termine i 150 cantieri già avviati per il recupero di circa 15 mila alloggi popolari.
L’inclusione del personale scolastico nel Piano Casa rappresenta un elemento innovativo e di grande rilievo. In particolare, nelle aree del Nord Italia, dove le carenze di organico sono più marcate, questa misura potrebbe rivelarsi cruciale per garantire la continuità didattica e la stabilità del sistema educativo. Un esempio concreto di queste politiche è stato sperimentato a Castelfranco Veneto, dove sono già stati avviati interventi mirati per agevolare l’accesso all’abitazione da parte degli insegnanti.