La riforma della retribuzione dei docenti rappresenta uno degli snodi chiave nella strategia del governo italiano per il settore dell’istruzione, con l’obiettivo di superare un sistema salariale basato unicamente sull’anzianità e avvicinarsi a un modello più meritocratico e dinamico.
Le nuove misure, che si inseriscono nel quadro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), stanno per essere concretizzate nel prossimo rinnovo del contratto collettivo nazionale del lavoro per il triennio 2025/27, che promette di rivoluzionare il riconoscimento economico legato alle competenze e ai ruoli svolti dai docenti.
Dal modello di formazione incentivata alla nuova prospettiva meritocratica
Durante l’esecutivo guidato da Mario Draghi, con l’allora Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, fu lanciato un primo modello di formazione incentivata, che rappresentava un tentativo significativo di diversificare la retribuzione degli insegnanti. Il progetto prevedeva percorsi formativi volontari, destinati soprattutto a chi svolgeva funzioni di supporto e coordinamento didattico-organizzativo, ovvero quelle figure che affiancano la dirigenza scolastica e contribuiscono all’attuazione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF).
I corsi, della durata di 30 ore e erogati principalmente online in modalità asincrona, si svolgevano fuori dall’orario di insegnamento e potevano essere riconosciuti con una retribuzione forfetaria o con esoneri dal servizio fino a cinque giorni, in base al contratto nazionale. Tale impostazione puntava a valorizzare competenze specifiche, andando oltre il semplice criterio dell’anzianità, e a stabilire un collegamento più diretto tra aggiornamento professionale e riconoscimenti economici o temporali.
Con il cambio di leadership al Ministero dell’Istruzione, affidato a Giuseppe Valditara, l’approccio è stato ricalibrato per rendere più esplicito il nesso tra formazione, competenze effettivamente acquisite e assunzione di incarichi aggiuntivi. Non si tratta più di un’adesione esclusivamente volontaria, ma di un percorso che collega in modo sistematico lo sviluppo professionale al riconoscimento economico.

Nel corso di un’intervista rilasciata di recente, il Ministro ha sottolineato come la normativa futura riconoscerà in modo specifico figure chiave quali il docente tutor, il docente orientatore e altri ruoli di supporto alla didattica. L’intento è quello di qualificare la formazione degli insegnanti, prevedendo sia verifiche stringenti sia un sistema di incentivi che premi l’impegno e le competenze. Il punto di svolta sarà rappresentato dal rinnovo del contratto collettivo nazionale del lavoro per il comparto istruzione, università e ricerca per il triennio 2025-2027.
L’atto di indirizzo è ormai in fase di definizione e sarà a breve trasmesso all’ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni), che condurrà le trattative con i sindacati. Il presidente dell’ARAN, Antonio Naddeo, ha confermato che, dopo la conclusione dell’accordo per il contratto 2022-2024, l’agenzia si prepara ad aprire un nuovo tavolo negoziale per affrontare le novità introdotte dal Ministero.
La riforma punta a una maggiore valorizzazione del merito, con incentivi economici per chi assume ruoli di responsabilità o dimostra competenze specifiche, superando così il tradizionale modello basato esclusivamente sull’anzianità. Questa novità rappresentano un passo importante verso una scuola più moderna, in cui la crescita professionale e il contributo individuale vengano riconosciuti e premiati in modo più equo e trasparente, rispondendo anche alle sollecitazioni contenute nel PNRR per un sistema educativo più efficiente e motivante.

