Society
di Sandro Giorello 24 Febbraio 2016

Un bambino ha inventato la parola petaloso e l’Accademia della Crusca gli ha dato la risposta perfetta

E non è così barbosa come potreste pensare

crusca www.facebook.com - La lettera di risposta dell’Accademia della Crusca

 

Come ben sapete, noi tifiamo sempre per chi dà slancio all’immaginazione dei più piccoli. Margherita Aurora, una maestra della scuola elementare “O. Marchesi” di Copparo, in provincia di Ferrara, ha in classe un giovane inventore di parole fantastiche: si chiama Matteo e ha creato il termine petaloso per chiamare un fiore che ha tanti petali.

Qualche settimana fa, durante un lavoro sugli aggettivi, un mio alunno ha scritto di un fiore che era “petaloso”. La…

Pubblicato da Margherita Aurora su Martedì 23 febbraio 2016

 

Alla maestra è piaciuto talmente che ha deciso di inviare una lettera alla prestigiosa Accademia della Crusca, che dal 1583 si batte per la tutela e la preservazione della lingua italiana, chiedendo un loro parere. A risponderle è stata Maria Cristina Torchia della Redazione della Consulenza Linguistica dell’accademia che, indirizzandosi direttamente a Matteo, gli ha spiegato con tono garbato ed elegante come vanno le cose oggigiorno nel mondo dei vocabolari.

Una parola entra nel vocabolario se tante persone la usano e la capiscono e tante persone cominceranno a dire e scrivere ‘Com’è petaloso questo fiore!’ o come suggerisci tu ‘Le margherite sono fiori petalosi, mentre i papaveri non sono molto petalosi’ – scrive Torchia – “Non sono gli studiosi a decidere quali parole nuove sono elle o brutte, utili o inutili. Quando una parola nuova è sulla bocca di tutti (o di tanti) allora lo studioso capisce che quella parola è diventata una parola come le altre e la mette nel vocabolario.

 

phpThumb_generated_thumbnailjpg image.anobii.com - Drilla di Andrew Celements

 

In più la redattrice gli ha anche consigliato di leggere Drilla di Andrew Clemens: racconta la storia di un bambino che decide, come lui, di cambiare il nome della penna e chiamarla, appunto, “drilla”. Una risposta perfetta, ben lontana dall’immagine barbosa e saccente con cui spesso ci immaginiamo i redattori dell’Accademia della Crusca. Aiutiamo Matteo a diffondere petaloso in ogni angolo d’Italia, ce ne sarà grato e capirà che la lingua italiana non è poi così morta come tutti dicono.

 

FONTE |  lastampa.it

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