Society

Brucia tre chiese per promuovere la sua band Black Metal

Ah, cosa non si farebbe per un po’ di fama. Deve aver pensato così Holden Matthews, ventiduenne figlio di un vicesceriffo della Lousiana che ha bruciato tre chiese solo per farsi notare tra i fan del Black Metal. I fatti sono avvenuti di notte, tra il 26 marzo e il 4 aprile del 2019; le tre chiese erano frequentate da congreghe di afroamericani, dunque sulle prime si è pensato all’azione dei suprematisti bianchi, con tanto di allarme in tutto lo Stato. La verità, come spesso accade, era ancora più assurda del razzismo e il giovane ora rischia da 10 a 70 anni di carcere.

Il giovane Holden (perdonate la facilità della battuta) pare avesse inviato foto e video delle chiese bruciate agli amici, arricchite dai testi delle sue canzoni. Le foto sarebbero dovute diventare la copertina dell’album della sua band, i Pagan Carnage (Carneficina Pagana) e, grazie al sostegno della comunità blakc metal, aveva intenzione di proseguire con gl’incendi. La sua intenzione non era di prendere di mira le persone di colore, ma i cristiani in generale, proprio come da tradizione dell’Inner Circle del Black Metal norvegese.

Se non masticate granché della storia della frangia più estremista dell’heavy metal, sappiate che è costellata da episodi criminosi, dalle chiese bruciate agli omicidi. Nel libro Lords of Chaos di Michael Moynihan e Didrik Søderlind, poi diventato un film diretto da Jonas Åkerlund  con Rory Culkin, Emory Cohen e Sky Ferreira, si parla della storia dei Mayhem, la band del chitarrista Euronymous, assassinato da Varg Vikernes (in arte Burzum), che era solito bruciare le chiese cattoliche norvegesi per farsi notare dal ristretto circolo degli appartenenti al black metal, anche se in seguito il satanismo è stato rigettato in favore del paganesimo e dei culti norreni, precedenti all’avvento del cristianesimo in Norvegia.

Di sicuro questa vicenda ha ispirato l’azione scellerata del giovane americano, che il suo legale descrive come “un adulto con lo sviluppo mentale e sociale di un adolescente”. Insomma, non fatelo a casa.

 

 

Simone Stefanini

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