Society
di Gabriele Ferraresi 16 Marzo 2016

In Corea del Nord uno studente americano è stato condannato a 15 anni di lavori forzati

Una pena esemplare per il ragazzo che aveva tentato di rubare uno striscione

 

Otto Warmbier, lo studente americano detenuto da gennaio in Corea del Nord per il tentativo di furto di uno striscione propagandistico è stato condannato a 15 anni di lavori forzati. Una pena esemplare per il ventunenne dell’Università del Wyoming, che in queste ore è stata confermata da AP.

È una storia che ha fatto il giro del mondo quella di Warmbier, soprattutto per l’ammissione di colpevolezza prima del processo, trasmessa in tv – a proposito di propaganda… – con lui in lacrime che dichiara, a proposito del crimine di cui è era accusato che si trattava de “l’errore più grave della sua vita“.

Otto Warmbier aveva raggiunto la Corea del Nord – in cui il turismo è legale: molto complicato e sconsigliabile, ma legale – con la Young Pioneer Tours, un tour operator specializzato in viaggi in quello che è uno degli ultimi stati totalitari del pianeta. La parte importante della storia, al di là dello sdegno per la condanna, riguarda però il peso diplomatico che un condannato come Otto Warmbier può avere nei rapporti tra la Corea del Nord e il resto del globo.

 

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Appena il 2 marzo scorso infatti sono state inasprite le sanzioni internazionali contro lo Stato governato da Kim Jong-un: “per la prima volta tutte le navi cargo e tutti gli aerei in ingresso e in uscita dal Paese verranno sottoposti a ispezioni. La risoluzione prevede inoltre la messa al bando della vendita di armi convenzionali e di piccolo calibro a Pyongyang. Il Segretario di Stato John Kerry ha sottolineato che le sanzioni sono le più severe da oltre vent’anni nei confronti della Corea del Nord. «Il governo nordcoreano preferisce spendere tutte le proprie risorse in irresponsabili programmi di riarmo nucleare piuttosto che in programmi di crescita dei suoi bambini», ha dichiarato subito prima del voto in Consiglio l’ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite, Samantha Powers“, così si leggeva sul Sole24Ore appena una quindicina di giorni fa. Ora però Pyongyang ha una carta da giocarsi.

Se pensiamo che tra Stati Uniti e Corea del Nord non esistono rapporti diplomatici ufficiali, un ostaggio, magari un condannato a quindici anni di lavori forzati può essere l’ottima partenza per un negoziato in cambio di qualcosa. Questo perché anche in passato cittadini statunitensi erano stati incarcerati, detenuti per qualche mese o qualche anno, e poi liberati una volta avvenuta una qualche concessione diplomatica da parte degli Stati Uniti, lo ricorda sempre AP nella “big story” pubblicata in queste ore e firmata da Jon Chol Jin ed Eric Talmadge.

La situazione delle carceri in Corea del Nord è tra le peggiori del pianeta. A riguardo Amnesty International riporta le dichiarazioni di Jeong Kyoungil, prigioniero politico e detenuto nel campo di Yodok tra il 2000 e il 2003: “In una stanza di 50 metri quadrati dormono dai 30 ai 40 prigionieri politici. Si dorme su un’asse di legno con sopra una coperta. La giornata inizia alle 4 di mattina col primo turno, chiamato ‘il turno prima del cibo’, fino alle 7. La colazione è dalle 7 alle 8 ma ogni pasto è fatto di soli 200 grammi di zuppa di cereali preparata sommariamente. Il turno di mattina va dalle 8 alle 12, il pranzo è alle 13. Poi si lavora di nuovo fino alle 20, la cena è dalle 20 alle 21. Seguono due ore di educazione ideologica. Se non s’imparano a memoria i 10 codici dell’etica non si può andare a dormire. Il programma del giorno è questo“. Questo per quel che riguarda i dissidenti politici: è probabile che la situazione per i detenuti “tradizionali” non sia poi molto diversa.

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