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Fika, il segreto svedese della felicità

It’s Fika time!

 

La pausa caffè è più importante di quanto crediate. Se stai odiando il tuo lavoro, sei stressato e non ce la fai più, quella pausa lì ti può far riprendere di botto, in modo che tu torni ad amare quello che fai. In svedese, quella terra di mezzo fatata, quella pausa dolce come lo zucchero ha un nome di 4 lettere: fika, si legge qualcosa a riguardo oggi su Quartz.

Senza scadere in battute da film di Pierino, fika è sia un sostantivo che un verbo e deriva direttamente dalla parola kaffe, che siamo sicuri avrete compreso. Mentre negli Stati Uniti la caffeina è praticamente bandita, in Svezia (e anche in Italia) la pausa caffè è sacra e si fa solitamente verso le 10 del mattino e poi alle 15, per ripartire di slancio durante il pomeriggio.

È un momento per relazionarsi coi colleghi, per fumare una sigaretta (non va fatto, fa male etc. però se siete tabagisti è proprio un dovere), per mettersi alle spalle il lavoro per qualche minuto.

È stato anche scritto un libro in merito, Fika: the Art of Swedish Coffee Break di Anna Brones e Johanna Kindvall (2015).

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Il tutto per spiegare una cosa in cui noi italiani siamo imbattibili: la fika. La pausa dal lavoro. A dire la verità siamo anche troppo bravi, vista la quantità di assenteismo e di imboscamento.  In ogni caso, uno studio scientifico del 2010 prova che grazie alla fika, i lavoratori di tutto il mondo sono meno stressati.

L’effetto quindi è esattamente il contrario di quello che potremmo pensare: staccare dal lavoro aumenta la produttività. Alcune compagnie svedesi stanno anche sperimentando la giornata lavorativa full time di 6 ore anziché di 8, così da rendere obbligatoria la pausa fika.

Durante la fika, possiamo incontrare i nostri superiori in ufficio e intrattenere rapporti non gerarchici, ma semplici chiacchierate informali per conoscerli meglio. Insomma, la fika sul lavoro fa bene a tutto. Ci andiamo a prendere un caffè?

 

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[via Quartz]

Simone Stefanini

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