Gli anni ’30 dovevano essere proprio speciali. A cavallo delle 2 guerre, ci si barcamenava tra miseria e speranza, seguendo il famoso assunto che sperare non costa niente.
In Germania, i razzi andavano come il pane. Li attaccavano ovunque, per velocizzare la vita, in una sorta di maldestro post-futurismo. E allora, vi presentiamo le avventure di Herr Richter e della sua bicicletta spaziale, che dietro aveva nove razzi e che poteva raggiungere l’eventuale velocità di 90 km/h, però poi esplodeva.
Sembra la trama di un film di Wes Anderson e invece, nel primo dopoguerra, capitava proprio di trovare nella ridente (ridentissima, guarda) Berlino , un qualche genio con i razzi ai pattini, che saltava in aria come fosse il cosplayer di un fuoco d’artificio.
Oppure, una serie di meccanici deviati che montavano missili su di un’autovettura di quelle del tempo (no cinture, no airbag, no servostervo, no lettore mp3, no sensori di parcheggio, solo barocche tonnellate di metallo, un motore che andava a zolfo dell’Inferno e l’inquinamento di una conceria di medie dimensioni) per una sorta di Pimp my Ride ante litteram con esiti catastrofici. Ma dove ti facevi più male, in posti che lasciano il segno per sempre, era in bicicletta.
Niente cambio Shimano, niente forche ammortizzate. Una bici di quelle su cui Fantozzi salta alla bersagliera, questo era il progetto folle di Richter. Nove bei missiloni e va come il vento. Il nostro eroe ebbe anche la fortuna di testarne la corsa sul circuito di Avus, a Berlino.
Nube sulfurea assassina, i ragazzi partirono alla volta della vittoria. Non sappiamo realmente come andò a finire, a quei tempi mica si riprendevano gli eventi come oggi, aspettando che qualcuno si faccia male per diventare popolari su YouTube. Quindi, possiamo solo ipotizzare che almeno uno dei concorrenti sia stato lanciato in orbita, a fondersi con l’Universo.
Quel che è certo è che la bici a razzi di Herr Richter arrivò a circa 50 Km/h, poi esplose e l’ingegnere fu scaraventato al suolo ma non si ferì seriamente. Altra tempra i tedeschi degli anni ’30, duri a morire come i loro sogni strampalati.
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