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Impara a limonare con una guida fotografica del 1942

1942. Guerra Mondiale. L’Europa è allo stremo delle forze, le città sono distrutte, la paura serpeggia. Ma gli uomini sono tali perché riescono trovare la bellezza anche nelle cose più truci. Date un’occhiata alle immagini qui sotto: sono tratte da un articolo del LIFE Magazine di quell’anno e spiegano al maschio, deputato a prendere l’iniziativa, come baciare una femmina.

Viste oggi fanno un po’ sorridere, ma alla fine possono risultare utili, se comparate alle limonate sfrenate di cui sarete certo protagonisti.

Guardiamo di trarne fuori qualcosa di interessante per la vostra vita mondana, analizzando una ad una le foto che gentilmente il passato ci fornisce per capire meglio se siete davvero quei baciatori eccellenti che vi vantate di essere al bar:

[immagini via]

Se siete abituati a sdraiare le tipe sui divanetti del club che siete soliti frequentare e a cingere la loro testa con la presa soporifera, tipica del wrestling anni ’80, volta a far addormentare la malcapitata e a proporle la lingua in bocca senza che lei possa fare resistenza: numero uno è reato perseguibile penalmente, numero due occhio all’ascella, che dopo due ore di rimorchio duro, ballando come ossessi, finisce che odora di caseificio e basta già quell’esperienza per far svenire la malcapitata.

 

Gli Enzo Miccio del ’42, che curavano la rubrica “Ma come limoni?”, sostenevano che questa mossa fosse OK. In realtà, la tipa è evidentemente priva di conoscenza, vuoi perché le avete somministrato tre litri di Long Island, vuoi per il discorso ascelle di prima. Se poi oltre al limone alcolico le proponete anche la mossa dell’appoggio, siete davvero dalle parti del processo per molestie sessuali. Fate ammodo, perdìo, la vita non è 50 sfumature di grigio ed in ogni caso, lui era ricco e poteva permettersi un avvocato.

 

Dunque, a meno che non siate entrambi sofferenti di sciatica o che non abbiate una forte pubalgia, il limone con i corpi a distanza regolamentare di tre metri, manco foste in barriera durante un calcio di punizione, non va bene per niente. Se per puro caso qualche pazzo che sta ballando i Die Antwoord vi viene addosso, ci rimettete incisivi, setto nasale e apparato oro-faringeo. In rari casi, se questa pratica sconveniente avviene sopra un pavimento su cui è stata data la cera o più presumibilmente, viste le vostre facce, nei cessi umidicci e vomitati dei localacci, il rischio che uno di voi due faccia lo scivolone del pattinatore alle Olimpiadi è reale, e da lì al pronto soccorso è un attimo.

 

Oh, finalmente! Ci voleva tanto? Un bel limone alla Humphrey Bogart in “Casablanca”, braccio maschile a cingere il punto vita di lei, per capire in un attimo la capienza e la consistenza di tette-e-culo, senza farsi sgamare troppo (dal momento che lei c’è stata solamente perché le avete detto di averle composto una poesia, che in realtà era un testo minore del giovane Baglioni, ma lei non lo sa perché ascolta Moreno), altra mano maschile appoggiata sul collo della ragazza, volta ad avvicinarla con garbo alla vostra bocca e, laddove foste di fronte ad una tipa dalla timidezza disarmante, a muoverle la testa per portare a compimento la missione limonata. Guardate quanto le bocche si sfiorino a fatica, a differenza vostra, che siete abituati durante il limone a fare l’ortopantomografia (cercate su Google) con la lingua, a leccare voluttuosamente palato, altrui lingua, labbra, capelli, eventuale sigaretta o cannuccia di long drink, collo, golfino, sudore, mascara dagli occhi, lobi delle orecchie, piercing, narici, il dolce estuario delle minne e ad apporre le mani nei luoghi dell’intimità, tipo intersezione delle chiappe, fiocchettino della mutandina alla ricerca dell’arca perduta, a fare rally dentro il reggiseno per trovare i pulsanti del joystick analogico. Insomma, a fare nei locali, davanti a tutti, ciò per cui dovreste essere arrestati in macchina oppure ciò che potreste svolgere nel privato dei vostri appartamenti, senza mostrare per forza alla comunità che non siete vergini. Ormai quasi nessuno lo è. Deal with it.

Simone Stefanini

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