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In questo momento l’Italia è un paese razzista

Le nuove veline di Striscia la notizia

 

Al momento, l’Italia è un paese razzista. Quando accade una qualche tragedia, una fetta di elettorato è portata a scaricare la colpa sui migranti di colore, ipotetici portatori volta per volta di malattie, miseria, delinquenza, sfortuna e ladri di lavoro. Louis C.K. una volta ha affermato che se uno straniero senza contatti e soldi, senza conoscere la lingua riesce a rubarti il lavoro, forse lo stronzo sei tu. Questa tesi, per quanto poggi su solide basi,  non attecchisce nei confronti della maggioranza rumorosa che sbraita robe irripetibili sui social, nei bar, in coda alla posta, in strada, e che di essere razzista non si vergogna più.

Siamo passati fin troppo rapidamente dal controsenso “Io non sono razzista ma…”, che identificava chiunque lo usasse come razzista, al coming out: “Sono razzista e me ne vanto, i politici hanno rovinato l’Italia, la Boldrini pensa più agli extracomunitari che a noi.”. 

 

Un titolo razzista

 

L’11 settembre 2017, il più nazionalpopolare dei programmi tv, Striscia la Notizia, ha presentato le due nuove veline. Una di esse è Mikaela Neaze Silva, padre dell’Angola, madre dell’Afghanistan, nata in Russia e residente in Italia dall’età di 6 anni. Ha la pelle scura e i commenti sui social non sono stati dei più gentili. Come potete immaginare, si parla di razza, di furto del lavoro alle ragazze italiane, di tentativo di sdoganare l’invasione. Per quanto non abbiamo mai amato i programmi di Antonio Ricci, é lodevole la scelta di far entrare nell’immaginario collettivo una bellezza etnica che sfata la dicotomia valletta mora e valletta bionda su cui si è costruito l’immaginario collettivo (certo che dovremmo superare anche il concetto di valletta, ma oggi parliamo di un altro argomento) .

Non è la prima volta che Striscia tenta l’inclusione. L’anno scorso ha avuto un’inviata musulmana, Ajeaj Bezzaz. Non è neanche la prima velina extracomunitaria, ci sono state vallette brasiliane e russe, ma essendo di pelle bianca non hanno mai creato tafferugli web.

 

Uno dei tanti commenti

 

Il dato che salta all’occhio è che l’odio collettivo non si rivolge più solamente alle risorse boldriniane, ai profughi che vivono a nostre spese con 35 € al giorno e che hanno lo smartphone, come narrano tutte le polemiche bufalare e gentiste. In questo caso si parla di una ballerina professionista, che lavora nello spettacolo, collega delle altre aspiranti veline. La situazione è degenerata a tal punto che se il colore della pelle prende una gradazione caramello, i razzisti vedono l’Uomo Nero, quello metaforico ma non troppo, giunto col barcone a invadere e uccidere. È un pensiero fuori di testa, che oggi sembra impossibile da sradicare.

La mia generazione è cresciuta coi programmi Rai presentati da Sammy Barbot, la generazione di mia mamma ricorda la showgirl Lola Falana. Entrambi di pelle nera, entrambi nel mondo dello spettacolo senza insurrezioni popolari da parte dei populisti di allora. Oggi, aver a che fare coi social (o con le sale d’attesa dal dottore, cripto social per eccellenza), fa venir voglia di chiuderci ermeticamente nella nostra filter bubble, ben sigillata, in cui non entrino pensieri di natura razzista, ma sappiamo bene che questa non è la soluzione. In questo momento l’Italia è razzista, per partito preso, per ignoranza, nonostante le evidenze mostrino che l’unica via per risolvere pacificamente i conflitti sia proprio l’integrazione, il negoziato, il compromesso.

Vedere i ragazzi migranti che formano una catena umana per aiutare le popolazioni colpite dall’alluvione di Livorno, questa è l’immagine di cui abbiamo bisogno. E sì: ci stanno aiutando a casa nostra.

 

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Simone Stefanini

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