Perché si continua a parlare di fascismo nel 2017

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Ci sono argomenti che dovrebbero mettere tutti d’accordo, almeno all’interno di un parlamento repubblicano. Non è così e non è una sorpresa, così come non è una sorpresa che nell’estate del 2017 il fascismo e l’apologia di fascismo siano uno dei temi all’ordine del giorno, su vari livelli e per diverse motivazioni.

C’è il livello più concreto, quello della spiaggia di Chioggia a tema ventennio. C’è il livello legale, quello della decisione del prefetto di Venezia di far eliminare ogni riferimento al Duce e al fascismo. C’è il livello politico, quello della proposta di legge di Emanuele Fiano per estendere il cappello dell’apologia di fascismo e inasprirne le pene. C’è il livello non-sense, quello per cui secondo il Movimento 5 Stelle quella di Fiano sarebbe una legge contro la libertà individuale.

 

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Livelli differenti, ma ovviamente legati tra loro, perché a cascata si parte dal nostalgico proprietario dello stabilimento balneare, che afferma che la democrazia gli fa schifo e sterminerebbe i tossici e si arriva a chi, proprio in nome della democrazia e della libertà di parola, si oppone a una proposta di legge sacrosanta.

Sacrosanta e attualissima, perché chi pensa che una deriva fascistoide sia impossibile al giorno d’oggi, evidentemente non inserisce in quella casella tutto l’immaginario razzista e xenofobo che riempie ogni tipo di social tutti i giorni, spesso subdolamente nascosto tra un kaffeeee e un buongiornissimo.

 

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Proprio per questo motivo, diventa fondamentale evitare di dare nuova linfa e spinta a simboli e miti neri di oltre settant’anni fa, perché potrebbe essere il passo finale della rincorsa al populismo a cui stiamo assistendo ormai da anni, sempre più improntata a un nazionalismo di ritorno. Una rincorsa che passa anche per il clamoroso autogol comunicativo del PD dei giorni scorsi, con la condivisione di un’immagine + testo caratterizzata dal più classico degli “Aiutiamoli a casa loro”, subito ritirata e cancellata.

 

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Un errore gigantesco e imperdonabile, che fa capire molto della strategia comunicativa del PD, scivolata decisamente troppo vicina a quella di un Salvini. La proposta di legge di Emanuele Fiano del PD, che si discute in questi giorni, segna invece un punto fermo, visto che propone di punire chiunque propagandi le immagini o i contenuti propri del Partito fascista o del Partito nazionalsocialista tedesco. In pratica, definirebbe e amplierebbe i reati già previsti dalla Legge Scelba del 1952 d da quella Mancino del 1993 e porterebbe a dire addio a tutti quei calendari nostalgici che vediamo nelle edicole o alle pagine Facebook che inneggiano al ventennio.

 

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Non appena approdata alla Camera, la proposta di legge si è scontrata con il parere del Movimento 5 Stelle che l’ha definita liberticida. Anche Matteo Salvini della Lega sta con i grillini e dice: “Nel 2017 non ha senso il reato di opinione. Un conto sono le minacce, gli insulti o l’istigazione al terrorismo, altra cosa sono le idee, belle o brutte, che si possono confutare ma non arrestare. Le idee non si processano, via la Legge Mancino” .

Il rischio, evidente e palese, è che passi il concetto che quella fascista è una corrente di pensiero come tante, solo un po’ più scomoda ed estrema. Non è così e non può essere così. Avete presente quelle frasi fatte che si ripetono a ogni anniversario o giornata mondiale? Quelle che a volte sembrano concetti vuoti, tipo ricordare per evitare che le tragedie si ripetano. Il dovere della memoria. Ecco, questa legge e quanto sta accadendo in questi giorni dimostra che no, non sono frasi fatte e non sono concetti vuoti.

 

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