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Napoli e l’errore più grave: difendere il bullismo

Innanzitutto i fatti: Vincenzo è un ragazzino  di 14 anni. Martedì 8 ottobre, poco dopo le 19, si trovava nei pressi di un autolavaggio nel quartiere di Pianura, Napoli, quando è stato raggiunto da un piccolo branco. Tre ragazzi di 24 anni, uno di loro lo prende di mira perchè grasso. Poi lo immobilizzano, lo denudano e lo seviziano con la pistola ad aria compressa dell’autolavaggio, mentre provano a riprendere tutto col cellulare. “Sei grasso, ti gonfiamo come una palla”.

Il ragazzino viene portato all’ospedale, è in pericolo di vita, con l’intestino lacerato. Viene sottoposto ad un’operazione lunga sette ore, gli viene asportato il colon, per due giorni lotta tra la vita e la morte. I carabinieri configurano questa violenza sessuale come tentato omicidio. L’aggressore materiale è un 24enne padre di un bambino di due anni, tutti e tre hanno precedenti per reati contro il patrimonio e spaccio.

La madre della vittima rilascia alcune dichiarazioni dall’ospedale: “Devo stare con lui. Ha paura di questo reparto, vuole tornare a casa. Non sa ancora quello che è successo. Io gli ho detto che lo hanno operato per togliergli l’aria dalla pancia. Ha 14 anni, ma è un ragazzino dolcissimo e timido. Non si meritava quello che gli hanno fatto”. 

Intanto i parenti di uno degli aggressori, accusati di tentato omicidio, reagiscono così alle accuse:

Parlano di scherzo ingenuo, fatto senza malizia, con l’unica colpa di ignorare che un compressore sia molto pericoloso se infilato nell’ano. “Non si può infamare un bravo ragazzo  per uno scherzo. Non l’ha ucciso, non aveva una pistola” . “Omicidio colposo è quello che spara, non questo.” “Mio figlio, (dopo l’aggressione n.d.a.) l’ha pure portato all’ospedale e il giorno dopo si è spontaneamente recato dai Carabinieri. I malviventi non fanno così”. 

I malviventi invece fanno proprio così. Agiscono in branco, aggrediscono una persona più debole (in questo caso anche di 10 anni più piccola, in tre contro uno) prima verbalmente, poi fisicamente, senza cedere un attimo al pensiero che l’azione possa avere delle conseguenze, nè dal punto di vista penale, nè da quello della vittima.

Salta chiaro alla mente che la piaga sociale semplificata come bullismo non sia mai stata trattata alla stregua della vera e propria criminalità, solo perchè in rari casi ci scappa il morto. Non si tiene conto dei profondissimi danni psicologici causati alla vittima, fuorviati dal fatto che in ogni scuola o in ogni compagnia giovanile ci siano sempre stati gli arroganti che opprimono i più sensibili.

Per gli occhiali troppo grandi, per l’apparecchio ai denti, per la forma fisica, per la statura, per l’orientamento sessuale, per l’abbigliamento, per antipatia generica, priva del più banale motivo. Non si parli di gioco finito male, non si lasci passare come semplice notizia di cronaca da sostituire con un’altra quanto prima. Lasciamo i bulli ai film degli anni ’50, chiamiamo le persone con il loro vero nome. In questo caso, criminali.

Simone Stefanini

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