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Abbiamo dato gli Oscar alle fiction italiane: non è proprio la stessa cosa

Ieri sera, tutti imbambolati a guardare gli Oscar, che andavano per la prima volta in chiaro in TV. In molti, teneri, credevano che le premiazioni iniziassero alle 23 e hanno fatto nottata, impazziti, aspettando i vincitori. Ma a noi non interessa fare un recap della serata di gala, né parlare dei vestiti, dei discorsi toccanti, delle esibizioni musicali. A noi ci interessa l’ignoto, l’immaginazione, l’isola che non c’è.

Cosa accadrebbe se la notte degli Oscar premiasse le fiction italiane, famose per la loro bassa qualità  e per l’approssimazione in fase di fotografia, recitazione, sceneggiatura ed infine regia? Ci siamo divertiti ad immaginare chi avrebbe potuto vincere l’ambita statuetta.

Indiscutibilmente, questi sarebbero stati i premi:

 

Sei ragazzini  fanno amicizia nel reparto SFIGA dell’ospedale. Qualcuno è malatissimo, altri soffrono di roba tipo “amputazione di mani e piedi” oppure “calvizie”. Tra l’unica ragazza e un paio di loro ci scappano anche i limoni, mentre il ricciolino, nella serie è un fantasma. Poteva non vincere l’Oscar come miglior film?

 

Il supereroe cattolico, l’unico che riesce ad andare con una bicicletta di quelle da strada in salita sopra case, esondazioni, picchi montuosi, sull’acqua, all’interno degli incendi. Grazie al Signore. Terence Hill vince miglior attore protagonista perché altrimenti te lo ritrovi in casa:

 

Per dare un segnale forte di laicità, l’Academy premia l’interpretazione del travestito tossicodipendente interpretato da Elena Rofia Ricci in “Che Dio ci aiuti 3”:

 

Di nuovo Terence Hill, l’italiano che non parla bene l’italiano, nel ruolo del killer cannibale di anoressiche in “Un passo dal cielo 3”:

 

Dal discorso di premiazione di Meryl Streep: “Un’attrice non protagonista deve farsi notare soprattutto per la varietà delle espressioni facciali, come capita con la bravissima Giorgia Surina ne “Il commissario Nardone”:

 

Una tipa in un bosco di notte. Oh, non ci crederete ma è un thriller-horror. Oscar, subito, dopo la prima puntata:

 

La sceneggiatura è l’ossatura del film. Nonostante sia finito ormai da 5 anni,”Capri, l’isola dell’amore” vince ogni anno lo stesso premio perché è imbattibile. “Capri, l’isola dell’amore”, non so se mi spiego. 

   

 

Un Oscar meritato anche ai tecnici per gli effetti speciali di “Furore – il vento della speranza” per il lavoro svolto sul viso di Giuliana De Sio, che nel film interpreta una Visitors di ritorno da una seduta di psicoterapia:

 

Delusione per “L’Oriana” che si aggiudica una statuetta solo per l’immenso e affatto osceno lavoro di trucco e parrucco su di una fallacissima Vittoria Puccini:

  

 

Uno dei premi più ambiti, il riconoscimento ad una carriera folgorante. Quest’anno se l’aggiudica Satomi per il suo contributo in stile “Whiplash” alla divulgazione della tastiera (strumento), surclassando di poco Sharon de “I Ragazzi della Terza C” e la Gegia per “Professione Vacanze”:

 

Il presidente onorario dell’Academy di quest’anno, David Lynch, ha voluto assegnare al cast di “Un posto al sole” il premio speciale a suo nome, per l’indefessa abnegazione con la quale, da 65 anni, gli attori continuano a svolgere lo stesso ruolo:

 

Il premio del pubblico “Dove l’ho già visto?” detto anche “Manca Pacciani poi li ha fatti tutti”, non poteva non andare a Beppe Fiorello per le sue interpretazioni della gente morta famosa italiana: 

 

Simone Stefanini

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