Society
di Claudia Mazziotta 28 Febbraio 2020

Perché Olivetti è stato così grande

Il 27 febbraio 1960 moriva improvvisamente Adriano Olivetti. Ricostruiamo brevemente la sua figura di grande rilievo nella storia italiana del secondo dopoguerra: un industriale dalla visione illuminata.

Adriano Olivetti moriva 60 anni fa: il 27 febbraio del 1960 mentre viaggiava su un treno, che, partito da Arona, avrebbe dovuto portarlo a Losanna. Dopo il confine svizzero fu colto da un’improvvisa emorragia cerebrale, inutili i soccorsi. Lasciava improvvisamente quella che, al tempo, era la prima azienda in Europa e la seconda al mondo nel campo delle macchine da scrivere, da calcolo e dell’elettronica: l’Olivetti. Fondata dal padre Camillo nel 1908 a Ivrea e diretta da Adriano, l’azienda contava oltre 36.000 dipendenti, undici fabbriche (di cui sei all’estero) e una serie di prestigiosi riconoscimenti.

Nel 1935 l’Olivetti realizzò la leggendaria Studio 42: la prima macchina da scrivere con l’ausilio prezioso di disegnatori, designer e ingegneri, che impiegò ben 3 anni di progettazione. Nel 1938 cominciò la stretta collaborazione con l’architetto e designer Marcello Nizzoli, i cui frutti saranno i celebri prodotti storici Olivetti Lexikon 80, la Divisumma 14, la Lettera 22, la Studio 44, la Divisumma 24 e la Lettera 32.

La Lettera 22 fu uno dei maggiori successi della Olivetti e ricevette numerosissimi premi, come il Premio Compasso d’oro nel 1954 e, secondo l’Illinois institute of technology, si trattava del miglior prodotto di design del secolo. Divenne l’iconico strumento di lavoro di Indro Montanelli e, insieme alla Lexikon 80, venne inclusa nella collezione permanente del MoMA.

La Lettera 22 www.flickr.com La Lettera 22

I prodotti Olivetti vennero inoltre supportati da una comunicazione grafica di eccellenza e d’avanguardia per l’Italia degli anni Cinquanta. I primi manifesti vennero strepitosamente realizzati dal celebre pubblicitario e pittore Marcello Dudovich e, i successivi, da Giovanni Pintori ed Egidio Bonfante, designer il cui contribuito fu fondamentale per l’azienda.

Il nome di Olivetti riecheggia tuttora nella cultura italiana e proprio ieri, sessanta anni dopo la sua morte, si è espresso il presidente della repubblica Sergio Mattarella, ricordando Adriano Olivetti con parole che sintetizzano la grandezza e l’importanza di un uomo che ha fatto la storia e il prestigio del nostro paese anche fuori dei suoi confini.

Vecchio logo fino al 2006 it.wikipedia.org Vecchio logo fino al 2006

Adriano Olivetti non è stato solo un imprenditore dalle eccellenti qualità, ma è stato anche e soprattutto un uomo di cultura e innovazione. Un uomo dalla grande sensibilità sociale, attento ai lavoratori della sua azienda e, lungimirante e visionario, ha aperto strade nuove nel campo dell’organizzazione del lavoro, dell’architettura delle fabbriche, nonché dei prodotti e del loro design. Innovazioni che hanno segnato la storia.

Un personaggio che insegnò tanto, un personaggio dalle idee innovative, nuove, che ai tempi aveva già a cuore un tema assolutamente contemporaneo, ossia quello di uno sviluppo di qualità legato alla sostenibilità per l’ambiente e alla società in generale.

Gli edifici Olivetti assecondavano l’ambiente circostante nelle loro forme piatte e orizzontali. Le sue fabbriche erano caratterizzate da grandi vetrate, per far entrare più luce possibile negli ambienti da lavoro in modo che i dipendenti potessero mantenere vivo il rapporto con la natura e lo spazio esterno. C’era anche una biblioteca aziendale all’interno delle fabbriche Olivetti e durante i pasti, nelle mense, spesso si organizzavano spettacoli teatrali. Costruì numerosi asili nido vicino le fabbriche, nonché numerose abitazioni per i dipendenti.

I salari erano più alti della media italiana e gli operai vivevano in condizioni migliori. Nel 1956 Olivetti ridusse l’orario di lavoro da 48 a 45 ore settimanali a parità di salario, anticipando di diversi anni quello che accadrà in seguito in Italia. Anticipò la legge italiana anche quando riconobbe il congedo di maternità per 9 mesi e mezzo garantendo l’80% della retribuzione: si trattava del primo caso in Italia.

Un imprenditore e un uomo di cultura singolare, quindi, che trasformò la sua azienda in una grande società strutturata, orientata non solo al profitto ma soprattutto alla costruzione di un’azienda con una precisa responsabilità sociale.

Interni del complesso a Ivrea. 1960 it.wikipedia.org Interni del complesso a Ivrea. 1960

Olivetti creò nel secondo dopoguerra italiano un’esperienza di fabbrica unica e innovativa al mondo, in un periodo storico, ricordiamolo, in cui le due grandi protagoniste erano capitalismo e comunismo. Credeva fortemente nell’idea di comunità e propugnava un’idea fluida di lavoro e di ambiente lavorativo in cui convivevano gli operai con gli ingegneri, artisti, scrittori, disegnatori. Perché la fabbrica non ha bisogno solo di tecnici ma anche di persone in grado di arricchire l’azienda con la loro creatività e sensibilità. Davvero un grande esempio e un autentico modello da seguire.

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