Matteo Salvini è un politico, penso a questo punto lo sappiano anche i sassi. Non solo: è il capo politico del suo partito, la Lega. Non solo: è Ministro, di quelli che contano, cioè dell’Interno. In pratica, ogni affare italiano passa dalla sua scrivania, ma a ben vedere, sui social, nelle ospitate in tv e nelle interviste, spesso commenta anche gli affari esteri, il costume, la religione, la cucina e persino i gattini.
Di certo Matteo Salvini è divisivo. Da un lato a molti italiani piace per la sua schiettezza, per il suo essere persona comune che come loro usa i social anche per le cazzate e, ovviamente, per il suo programma politico di destra. Di contro, una buona fetta di italiani non lo ama per gli stessi, identici motivi riportati sopra. Molti si chiedono se abbia senso usare così tanto Twitter e Facebook per far sapere agli italiani i fatti propri, pure intimi e sentimentali. Le Forze dell’Ordine, ad esempio, si chiedono se abbia senso usarli per spoilerare azioni segrete che una volta fuori non son più segrete. Quasi tutto il mondo si chiede se esista un altro ministro di destra che pubblica gattini e pastasciutta poco appetitosa sul suo Facebook.
Come vedete, non ci addentriamo nelle decisioni politiche perché non è il nostro campo. La comunicazione, invece, inizia ad essere una cosa che ci riguarda da vicino e non sono pochi, tra ammiratori e detrattori, che riconoscono a Matteo Salvini di essere un eccellente comunicatore per il suo target. La cosa non ci sorprende, basta vedere il suo indice di gradimento, da nord a sud. Il suo popolo lo chiama Capitano e lui non si risparmia, tra un dj set a petto nudo e l’ennesima provocazione.
Il suo motto è Prima gli italiani e la sua politica non si discosta dal copy. Matteo Salvini è un sovranista, d’altro canto. Ama l’Italia come paese, le sue bellezze artistiche, culturali e geografiche, ama gli italiani come popolo, ama le industrie italiane (ce ne sono ancora?), ama la bandiera italiana, il crocefisso, il presepe, il militare, i grandi condottieri etc. etc.
La domanda che ci poniamo non è politica, piuttosto grammaticale: Matteo Salvini, perché non ami anche la lingua italiana? È un bell’idioma, piace in tutto il mondo, ha mille sfaccettature e non è neanche facilissimo da padroneggiare, ma tu sei italiano, un italiano vero come direbbe Toto Cutugno, di quelli che si spezza ma non si piega. Tu, che non sei straniero, l’italiano lo sai. Dunque Matteo Salvini, che ami l’Italia unita più di ogni altra cosa: perché recarti in Israele e visitare il Memoriale dell’Olocausto, per scrivere questa dedica sul libro dei visitatori?
“Da papà, da uomo, solo dopo da ministro, il mio impegno, il mio cuore, la mia vita xché questo non accada mai più e xché i bimbi, tutti i bimbi, sorridano”
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