Il referendum spiegato a chi non interessa il referendum

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Il 4 dicembre andremo a votare per il referendum costituzionale, ma in realtà diremo se ci sta simpatico o antipatico Matteo Renzi. Andremo poi: andranno, sicuramente in tanti, mobilitati da quella che il nostro Marco Villa ha descritto con efficacia come la peggiore campagna referendaria di sempre.

Insulti quotidiani, scazzi, litigi, sembra che sia in gioco il destino della galassia, sembra lo sia da entrambe le parti: è nauseante. Nauseante allo stesso modo dare della scrofa ferita (Beppe Grillo a Matteo Renzi) o incitare alle “molestie” referendarie in coda al supermercato (Maria Elena Boschi ai simpatizzanti del Sì del PD), per fare giusto un paio di esempi recenti.

Ma forse questa è solo la polarizzazione della filter bubble in cui siamo – in cui sono io, di certo – immersi. Sì, la filter bubble dei contenuti che ci propone soprattutto Facebook, tagliata su misura per quelli che il social network ritiene siano i nostri interessi: per cui se ci interessa la politica, a seconda del nostro orientamento, troveremo sempre più contenuti di quel tipo, che andranno pressoché sempre nella direzione di confermare le nostre opinioni.

Generando così un confirmation bias, una “stanza dell’eco”, che il Wall Street Journal ha splendidamente rappresentato comparando il feed di Facebook durante la campagna elettorale delle presidenziali USA tra un utente del Partito Repubblicano e uno del Partito Democratico.

 

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Eccolo qui il confronto tra i due feed in tutta la sua bellezza: la bolla è tutta lì, e la bolla poi vota, perché la bolla siamo noi. E di sicuro anche dalle nostre parti le cose funzionano esattamente allo stesso modo.

Tornando al referendum costituzionale del 4 dicembre però, non si può ignorare che buona parte del Paese – ne sono da tempo e ne resto convinto – guarda molto da lontano questo referendum: ma proprio che non gliene può fregare di meno. Vi riconoscete? Piacere! Benvenuti tra gli indecisi. Indecisi sul referendum se si va nel merito del suo contenuto, perché è lungo e complicato da capire: ma magari già più decisi su una consultazione per buttare giù dalla torre un Presidente del Consiglio.

Dicevamo però, gli indecisi. Gli indecisi se va bene: perché decidere presuppone la conoscenza di almeno due orientamenti tra cui scegliere, per me molti non arrivano neanche a quello, e davvero va benissimo. Non è obbligatorio votare, non è neanche obbligatorio farsi un’idea.

Certo, ci sono quelli che decideranno all’ultimo se andare a votare, quelli che manco sanno dove hanno la tessera elettorale, quelli che “Sì, vediamo, non ci ho capito niente, troppo complicato” e soprattutto quelli che non si pongono nemmeno il problema perché di problemi ne hanno ben altri, quelli che a votare magari ci vanno accompagnando un amico e decidono il giorno stesso.

Sorpresa: esistono, sono tantissimi, e non li vediamo perché sono fuori dalla nostra bolla di engagé all’ultimo clic, dove se si votasse su Facebook l’affluenza sarebbe del 101%, in cui la cosa più importante da fare è litigare sui social media per le ragioni del sì o del no e avere l’ultima parola. Come servisse a qualcosa.

Se questa parte degli aventi diritto di voto sarà la maggioranza o la minoranza lo scopriremo quando vedremo il dato dell’affluenza, anche se l’affluenza sarà un dato comunque ininfluente: visto che il referendum del 4 dicembre è confermativo e non serve il quorum del 50+1 aventi diritto. Ma sarà comunque un dato utile per capire quanto si riflette nel leggendario PaeseReale™ la polarizzazione che vediamo sui social media e sui media tradizionali di queste settimane negli esiti finali del voto.

 

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Bene, però questo pezzo si intitola #IoVotoForse: il referendum spiegato a chi non interessa il referendum: vediamo di spiegarlo in fretta, per chi non ha tempo.

Andando alla radice della questione, ignorando sistematicamente ogni confronto del “prima e dopo”, andiamo al punto, quello vero, spogliando il quesito da tutto quello che ci abbiamo – ci hanno, le forze politiche: io non ho costruito niente – costruito sopra.

Vi sta simpatico Matteo Renzi? Votate sì. Vi sta antipatico Matteo Renzi? Votate no.

Se poi ancora avete voglia di farvi un’idea, in pdf sul sito della Camera c’è un confronto punto per punto, neutro, sugli articoli che cambierebbero in caso di vittoria del sì. È lì da mesi: ma non gliene frega niente a nessuno, perché la posta in gioco è un’altra.

Gabriele Ferraresi

Lavoratore intellettuale salariato

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