La storia di Maria Teresa Romero, l’infermiera spagnola che ha contratto l’ebola, ha messo in primo piano il tema della preparazione dei paesi europei di fronte al rischio contagio. Romero è stata infettata mentre prestava assistenza a Manuel Garcia Viejo, missionario che si è ammalato in Sierra Leone e che è morto a Madrid il 25 settembre.
Il contagio è avvenuto per aver portato i guanti infetti a contatto con gli occhi, permettendo così la trasmissione di fluidi e il conseguente contagio. In Spagna in questi giorni si discute molto di questo errore, per capire se si tratta di una tremenda leggerezza dell’infermiera o se sia invece da imputare a una mancanza di informazioni da parte delle istituzioni riguardo la svestizione, il momento più delicato nel rapporto tra infermiere e paziente.
Di fronte a questi problemi, viene spontaneo porsi una domanda: in Italia come siamo messi? Siamo pronti a ricevere un eventuale malato di ebola?
In Italia sono presenti due ospedali considerati l’avanguardia per la gestione e la cura di una persona infetta: l’ospedale Sacco di Milano e il Lazzaro Spallanzani di Roma. Nel caso in cui un aereo in arrivo dall’estero abbia tra i passeggeri un sospetto caso di ebola, il volo verrebbe fatto atterrare a Fiumicino o Malpensa, in una apposita aerea lontana dal resto dell’aeroporto. Qui un’equipe di medici salirebbe a bordo con tute di sicurezza per prendere in carico il sospetto contagiato e portarlo in uno dei due ospedali di riferimento. Arrivato a destinazione, il possibile malato verrebbe accolto da una squadra che ha partecipato a corsi di formazione ed è in grado di fronteggiare ogni rischio.
Negli ultimi mesi, presso l’ospedale Sacco di Milano sono stati visitati 8 pazienti che erano stati in Liberia, Guinea o Sierra Leone e che accusavano febbre alta. Nessuno di loro è risultato infetto, ma in ognuno di questi casi è stato attivato l’apposito protocollo. Al Sacco, poi, sono sempre presenti almeno 4 infettivologi, in grado di gestire eventuali emergenze e di supportare i colleghi di altri ospedali.
La seconda possibilità, infatti, è che il sospetto caso di ebola si verifichi presso un ospedale: in quel caso il paziente verrebbe subito isolato nel reparto infettivi e, se il sospetto di contagio fosse molto forte, verrebbe prelevato da una squadra apposita e portato in uno dei due ospedali principali.
Va ricordato che si rischia di venire infettati dall’ebola solo se si entra in contatto con i fluidi di una persona malata: stare vicino a un possibile infetto (ad esempio nella sala d’attesa di un ospedale o su un volo aereo) non è pericoloso.
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