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La rivincita dei dormiglioni: alzarsi presto fa male, lo dice la scienza

La sveglia alle 10 è un diritto

 

Se siete di quelli che al mattino non si svegliano nemmeno con i ceffoni non preoccupatevi, potrebbe essere un fattore genetico. Tempo fa vi abbiamo spiegato come il segreto per riuscire a prendere sonno con facilità stia in abitudini regolari e costanti. Se davvero non riuscite ad instaurare una routine simile, se vi ostinate a mettervi a letto alle undici di sera ma ci impiegate lo stesso molte ore per addormentarvi, può darsi che il vostro cronotipo – la caratteristica che indica in che momento della giornata una persona è più attiva – non sia adatto ad una vita mattiniera.

Diversi studi hanno confermato l’esistenza di disposizioni genetiche che spingono le persone a sfruttare meglio le ore notturne rispetto a quelle del giorno: in gergo li si chiama gufi, mentre i mattinieri rientrano nelle categorie delle allodole; in rete potete trovare anche diversi quiz per capire a quale tipo appartenete.

 

Gufi o allodole?

 

Spesso si è considerato quella dei gufi come una piccola tribù di poveri nottambuli da tener ben distinta dall’enorme massa di fannulloni che non vogliono prendersi le proprie responsabilità da adulto e preferiscono passare la notte a giocare ai videogiochi. In realtà questo particolare cronotipo è molto più diffuso di quanto si creda: una recente ricerca afferma che addirittura il 40% della popolazione sarebbe predisposta a dormire di più al mattino ed essere più attiva la notte.

 

Insonnia

 

Cercare di combattere il proprio ritmo del sonno può essere molto rischioso per la salute ma, come è facile immaginare, non tutti i lavoratori possono permettersi di alzarsi così tardi. Per questo stanno nascendo della associazioni che si battono per sensibilizzare l’opinione pubblica verso questo tema: una di queste è la svedese B-society che, grazie al suo team di avvocati, si occupa di tutelare i diritti di tutti quelli richiedono una maggiore flessibilità rispetto al proprio orario lavorativo.

Secondo l’associazione, in un momento come l’attuale, in cui internet ha un ruolo fondamentale nel mondo del lavoro e l’impiegato non è più costretto a stare in ufficio per svolgere i suoi compiti, è giusto accettare che le persone possano scegliere le ore in cui preferiscono lavorare. “Penso che al momento nella società ci sia molta discriminazione verso chi ha questo cronotipo” – commenta Camilla Kring, la fondatrice di B-society – “semplicemente cambiando il programma di lavoro di un’ora o due, si può migliorare il proprio sonno e, di conseguenza, aumentare la produttività.”

 

[via vox.com]

Sandro Giorello

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