Una delle domande che due giorni su tre attanaglia la nostra redazione, è quella riguardante le misure dei peni delle statue greche. Qualcuno, dal niente, se ne viene fuori con la voglia matta di sapere il motivo per il quale quei sublimi marcantoni degli atleti greci, perfettamente scolpiti nel marmo dai maestri classici, sfoggino un amico così timido, proprio nell’epoca in cui il corpo era un tempio e veniva rappresentato nel suo maggior fulgore fisico.
Partiamo con una notizia che farà impazzire tutti i normodotati alla lettura: nell’Antica Grecia, avere il biscottino era ok. I greci, infatti, associavano il pene non eretto e piuttosto rintanato su se stesso come simbolo di moderazione, una grande virtù che coincideva con il loro ideale di mascolinità.
I vecchi decrepiti e i satiri invece venivano ritratti col pene eretto, simbolo d’indecenza e di ubriachezza molesta. Solo gli uomini grotteschi, i pazzi e gli strani erano provvisti di fallo gigante. Il must per la bellezza greca era il pisello piccolo e, se possibile, coperto da un grosso strato di pelle, alla faccia degli americani circoncisi.
Quindi, amici cari, non preoccupatevi se avete una testa di tartaruga a riposo. Per i nostri colleghi antichi greci, era la bellezza. Per voi signore, che state leggendo con quel misto d’ilarità e di perplessità, sappiate che i greci veneravano il pene piccolo anche per il discorso procreazione, così lo sperma impiegava il minor tragitto possibile per giungere in seconda base e quindi pensavano (erroneamente, va detto) che fosse più semplice mettere incinta la partner col pistolino.
Quindi, la prossima volta che vi trovate faccia a faccia con un pene di misura XS, ricordatevi che è tutta una questione di relatività. Come sapete, la donna nell’antica Grecia era bella solo se decisamente prosperosa e dotata di fianchi da fattrice. State sereni, l’importante è che, quando il gioco si fa duro, i duri inizino a giocare.
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