E due: dopo il Leone d’Oro vinto al Festival di Venezia del 2014 con Sacro GRA, Gianfranco Rosi fa doppietta con l’altro animale prestigioso del cinema europeo. Si tratta dell’Orso d’Oro per il miglior film, il premio più ambito della Berlinale, il festival del cinema di Berlino.
La pellicola con cui Rosi ha convinto la giuria è Fuocoammare, documentario dedicato alle tragedie vissute dai migranti che provano ad attraversare il Mediterraneo e sbarcare a Lampedusa: un tema duro e importante, che tocca tutta l’Europa.
L’ambientazione e l’argomento scelto sono radicalmente diversi dall’altro film premiato di Rosi, ovvero Sacro GRA, dedicato appunto al microcosmo del Grande Raccordo Anulare di Roma.
La vittoria di Fuocoammare a Berlino arriva a quattro anni di distanza da Cesare deve morire dei fratelli Taviani, che si portò a casa l’Orso d’Oro nel 2012. Questa volta, però, la sensazione è che il premio sia più pesante: non solo per il tema, ma per la tipologia di film.
Di solito i documentari fanno quasi gara a parte: rientrano nei programmi ufficiali dei festival, ma la loro eventuale vittoria viene vista come un fatto eccezionale, raro. Questa doppietta di Rosi nell’arco di poco più di due anni sottolinea non solo il momento importante del cinema documentario, ma anche il ruolo di primissimo piano che l’Italia si sta ritagliando nel genere.
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